giovedì 4 novembre 2010

In questo mondo esisto anche io. Posso fare qualcosa?

Alcuni lettori - probabile si fingano tali per infondermi un minimo di soddisfazione - mi fanno notare che dovrei aggiornare il mio blog un po' più spesso, concentrando maggiormente in questo spazio le parole che spargo in giro per il web.
Bene. Oggi riprendo un commento. L'ho scritto in seguito alla serata d'accoglienza promossa lo scorso 22 ottobre dal Meetup Amici di Beppe Grillo di Brescia, gruupo di "sovversivi" che prendono spunto dal comico genovese per parlare di sentimenti, idee, futuro. C'erano molti volti nuovi. Gran parte di questi ha richiesto attenzione per dire qualcosa, farsi ascoltare.
Il contesto è quello di un'attività di volontariato. Ma, sinceramente, credo possa valere in qualsiasi luogo e tempo di questa vita, e per qualsiasi essere umano in cerca di libertà.

La scorgevamo negli occhi di tutti, nessuno escluso. Quella luce, quei riflessi, è impossibile non riconoscerli. Dopo un po' ci fai l'abitudine. La prima volta che abbiamo avvicinato il Meetup ce l'avevamo tutti, quella luce negli occhi. È l'insofferenza. La rabbia covata in grembo come un cancro. «Non ce la faccio più. Questo nulla mi sta stuprando l'anima». Ti senti nudo, spogliato dei tuoi valori. Offeso, delegittimato, impotente. Violentato. E senza stimoli a reagire. Perchè in quelle stanze, quelle in cui la schiena si piega al potere, il nulla non è solo in chi urla, ma anche in chi gli risponde, e fa eco. La nausea è tremenda, ogni volta che accendi la tv o leggi un giornale. Il tanfo è diventato ambiente. La paura una gabbia dalla quale limitarsi ad osservare. Una finestra sul mondo, ma con le grate.
Eppure vorresti solo essere felice. Stare bene, con gli altri e con te stesso. Non chiedi di più. Un motivo per tornare a sorridere, senza pregiudizi, nè timori reverenziali. Vuoi parlare di idee, non di interessi. Vuoi condividere esperienze, non giudicare gli altri. Hai bisogno di colore per guardare al futuro, costruirlo, viverlo fin d'ora. Ecco perchè sei qui. Arrivi perchè senti che è giunto il tuo momento. Il momento di muoversi e fare qualcosa. «Eccomi qui. In questo mondo esisto anche io. Contatemi». Arrivi e la domanda è sempre la stessa. «Cosa posso fare?». Sei nell'istante in cui la tua sensibilità e forza interiore rappresentano un tesoro di inestimabile valore. Un tesoro che illumina volti semplici, voci naturali, gesti spontanei, umane insicurezze. Stai respirando un'atmosfera diversa, in cui la passione civile scorre e ribolle come sangue nelle vene. Ti riavvicini alla vita, forse quella che non hai mai vissuto. Un errore, andarsene se l'attesa è tradita. Tornare e riprovarci è saggio, coraggioso. Solo il tempo e la frequenza ti diranno cosa puoi fare. Ciò che conta è crederci, ed esserci. Sempre.

Adrian was there

mercoledì 12 maggio 2010

Strane concezioni

Claudio Scajola, ex Ministro dello Sviluppo Economico che ha da poco scoperto di vivere in un mezzanino da 180 metri quadri con vista sul Colosseo senza sapere chi gliel'abbia pagato, non va a deporre dai giudici perchè «non ci sono le garanzie». Anche Sandro Bondi la pensa così, ma del film di Sabina Guzzanti. «Dileggia l'Italia», condanna. Per il Ministro dei Beni Culturali, quindi, niente Festival di Cannes. La scelta gli ha procurato la richiesta di dimissioni da parte di 100 autori del cinema italiano. Per qualche istante avrà sperato di poter contare sugli apprezzamenti di Jack Lang, ex-ministro della cultura francese, ma l'attuale "emissario speciale" del presidente Nicolas Sarkozy pare abbia ritenuto la decisione di Bondi sintomo di una «strana concezione della libertà». Fra i due mal garantiti, il terzo litiga. Si tratta di Luca Cordero di Montezemolo, che se la prende con le Ferrovie dello Stato per l'ora di ritardo maturata dal suo treno. In più era rosso e non c'era scritto "Ferrari". In tv, invece, si ha l'impressione che ci si possa confrontare senza traumi. Si parla di nucleare. E Chicco Testa dedica a Mario Tozzi un cordiale «ti spacco la faccia». Plaude lo sconfitto Massimo D'Alema, il quale vede il suo candido «vada a farsi fottere» indirizzato al condirettore de Il Giornale Alessandro Sallusti scalzato dal primo posto della speciale classifica intitolata "La televisione dell'amore". E di amore in questa giornata non si può dire che non ce ne sia stato. Come quello di alcuni ragazzi di Vicenza, che arrivano a contestare la rimozione di un'auto in divieto di sosta, perchè il bolide in questione è di Mario Balotelli, giocatore dell'Inter. Intanto prende corpo una nuova leggenda: Michael Jackson è vivo. Ha scritto un articolo per Bresciaoggi, firmandolo con il mio nome. Credo di avere un po' di sonno arretrato. Ma... vale la pena di andare a vederlo, questo Draquila?

giovedì 6 maggio 2010

Garatti, tornerò ad "aggiustare uomini" in Afghanistan. Forse

Martedì ho assistito alla registrazione della trasmissione "Il gusto del pallone", condotto da Marco Bencivenga per Brescia Punto Tv. Ospite in studio, fra gli altri, Marco Garatti, medico chirurgo di Emergency, arrestato in Afghanistan poco tempo fa sulla base di una slavina di stronzate. Ho scritto un articolo fac-simile, in attesa di poterne scrivere qualcuno in carta e ossa. Dalla regia mi suggeriscono di condividerlo con te, caro lettore.

Ps
Le foto sono opera del sottoscritto, e come tutte le altre presenti in questo blog sono soggette a licenza Creative Commons.



Garatti, tornerò ad "aggiustare
uomini" in Afghanistan. Forse
di Adriano Nitto
5/05/2010

«Papà salva la vita agli esseri umani. Quando non sono troppo rotti». Potrebbe rispondere così, l’erede che presto arriverà ad allietare la famiglia di Marco Garatti, a quanti in futuro chiederanno lumi circa l’attività del padre. Una professione, quella del medico chirurgo in zona di guerra - Sierra Leone, Eritrea e Cambogia alcune fra le sue destinazioni -, che l’esponente di Emergency ha già condensato efficacemente nel duro ed essenziale profilo di sé stesso: “aggiusto pezzi di uomini”. Ma i pezzi che vanno aggiustati, adesso, sono quelli di un puzzle ancora incerto nella sua definizione. Ricostruire quanto accaduto a Lashkar Gah, in Afghanistan, non è semplice.
Ieri sera ci hanno provato Anna Cordini, coordinatrice del gruppo Emergency di Brescia, e Andrea Bartoli, medico e vicepresidente dell’associazione Camper Emergenza, in occasione di una puntata de “Il gusto del Pallone”, condotta da Marco Bencivenga su Brescia Punto Tv. Ospite d’eccezione, il medico bresciano da oltre undici anni in forza alla ONG fondata da Gino Strada. Che dedica sin da principio un elogio alla madre: «è nel volontariato da diverso tempo e dieci anni fa ha capito subito la mia scelta di fare medicina in modo un po’ diverso».
Quale sia questo modo “un po’ diverso” è presto detto. «Curo qualcuno senza preoccuparmi di chi egli sia», afferma Garatti, in risposta all’«imbarbarimento morale che negli ultimi anni ci ha portato ad individuare categorie sociali di uomini che non hanno il diritto di essere curati» e a considerare «loro complice chiunque li curi».
L’appello è chiaro: «dobbiamo reagire». Ed Emergency lo fa nella maniera più semplice: curare senza discriminazioni. Un approccio etico universale, tuttavia mal visto da chi quella guerra la combatte non con i bisturi, ma con le armi. Governo afghano, Alleanza del Nord e forze internazionali da una parte, talebani dall’altra. Una «guerra terribile, brutale e senza fronte», che vede l’ideologia talebana «fortemente radicata nella cultura e nelle tradizioni afghane». Basti pensare agli «abusi nei confronti delle donne, frequenti anche in zone non controllate dai talebani, bensì dall’Alleanza del Nord, come Kabul o la valle del Panjshir».
Il chirurgo bresciano indossa soltanto una felpa. La sensazione è che sia appena uscito da una sala operatoria e tra un intervento e l’altro ci stia concedendo un po’ del suo prezioso tempo. Gli occhi sono quelli di chi ha visto la morte diventare una compagna di viaggio quasi quotidiana. Ma il sincero sorriso che offre è prova che non ne è diventato succube, ed anzi mantiene vivo l’impegno di combattere «qualsiasi forma di violenza», per dirla alla Gino Strada.
Lo hanno accusato di aver intascato soldi grazie al rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo, di essere stato responsabile di un attentato suicida, «addirittura di tagliare mani e piedi ai poliziotti afghani». In molti vi hanno visto un risentimento nemmeno tanto velato da parte dei servizi segreti locali nei confronti dell’attività umanitaria - e di mediazione - di Emergency. Con tali premesse, il «fantomatico» ritrovamento delle armi nell’ospedale di Lashkar Gah, era diventato «una cosa secondaria». Un atto che pareva «pianificato» per obiettare ben altro, a detta di Garatti. Quasi «ce l’avessero con noi, con me, forse perché ero il responsabile del progetto di Emergency in Afghanistan». E il pensiero vola al suo ruolo di “testimone scomodo”, che ha sempre denunciato i morti civili provocati sia dai talebani che dall’Alleanza del Nord. «La nostra attività di testimonianza è fondamentale», dichiara, perché «se l’opinione pubblica sa quello che sta succedendo, è possibile che di feriti e morti ce ne siano sempre di meno».
Intanto, fuori da Lashkar Gah, le cose non sono cambiate. Nel Panshjir e a Kabul, «dove quello di Emergency è l’unico ospedale di tutto l’Afghanistan dotato di un reparto di terapia intensiva», l’attività di assistenza sanitaria non è stata interrotta. Emergency c’è ancora.
I 9 giorni di detenzione Garatti li ha trascorsi in cella di isolamento, così anche gli altri due italiani reclusi (Matteo Pagani e Matteo Dell’Aira). Non ha mai conosciuto i capi di imputazione ufficiali né gli sviluppi del caso. «Non avevo accesso ai media, quindi non ho potuto cogliere le polemiche» sulla posizione del nostro Governo, dice, ed anzi riconosce il «buon lavoro svolto dalla diplomazia italiana», con la quale Emergency ha sempre condiviso - anche se non concordato - la scelta di «non richiedere la liberazione semplicemente perché eravamo italiani, bensì perché innocenti, nel rispetto delle nostre garanzie». Liberi perché innocenti. «E così è stato».
Poi c’è il ruolo delle istituzioni bresciane. «Silenti», le ha definite Anna Cordini. «Ho scritto una lettera al sindaco Paroli e al Presidente del Consiglio Provinciale», ricorda Bartoli, per condannarne l’inattività e «il silenzio più assoluto fino al giorno della liberazione». Un atteggiamento, secondo Cordini, ben distante dall’affetto e la vicinanza dimostrata dai cittadini, che «hanno risposto in modo eccezionale» alla mobilitazione.
Ora è tempo di chiedersi cosa accadrà. Un collaboratore afghano di Emergency presso Lashkar Gah è ancora agli arresti - gli altri cinque sono stati rilasciati -, e l’associazione si è assunta l’onere di garantire assistenza legale. «Abbiamo chiesto che le indagini continuino», prosegue Garatti, «ci sono fascicoli aperti dalle procure di Brescia e Roma per il reato di calunnia nei nostri confronti». E il futuro “padre” Marco Garatti che farà, adesso? «Tornerai in Afghanistan?», gli domanda Bencivenga. «Non lo so», replica, «mi spiacerebbe lasciare l’Afghanistan in questo momento perché vorrebbe dire che tutte le forze di cui abbiamo detto hanno vinto. Sarebbe un po’ una sconfitta». Niente progetti, dunque, «sto soltanto cercando di recuperare un po’da un punto di vista mentale, devo ricaricarmi».
E quale migliore occasione per ricaricarsi, dell’evento organizzato da Emergency di Brescia per venerdì 8 maggio, in onore del chirurgo bresciano? L’appuntamento è presso il Palabrescia a partire dalle ore 21. L’incasso - 10 euro l’ingresso - sarà devoluto ai progetti di Emergency.

Adrian was there

martedì 27 aprile 2010

Non è la Rai - Intervista a Loris Mazzetti

Il mio lettore mi perdonerà se non ho ancora pubblicato la bella intervista che Loris Mazzetti, capostruttura di Raitre e collaboratore storico di Enzo Biagi (con il quale ha prodotto la trasmissione d'approfondimento Il Fatto) mi ha rilasciato. Lo faccio oggi.
Servizio pubblico, rapporto politica-televisione e informazione i temi che abbiamo affrontato assieme.







Adrian was there

lunedì 26 aprile 2010

25 aprile, Brescia e le sue donne cantano la Liberazione

Sono tutte donne, quelle che reggono lo striscione sul quale campeggia la scritta “Vogliamo ancora essere di sana e robusta Costituzione”, nel corteo di uomini, divise, pennacchi, stendardi e gonfaloni che si muove a depositare le corone in prossimità dei monumenti ai Caduti. E donna è l’autrice dell’intervento più intenso ed emozionante di questo 25 aprile.
È Agape Nulli, staffetta partigiana delle Fiamme Verdi, donna coraggiosa che il tempo pare aver reso immortale, nella dignità che traspare dalla sua voce fiera e colma d’orgoglio. «Ricordo a tutte le “ragazze” di questa piazza, con i capelli bianchi e neri, che c’eravamo anche noi. Senza di noi non ci sarebbe stata la Resistenza», incita dal palco allestito in Piazza Loggia, luogo cittadino per eccellenza deputato alla conservazione della memoria. «Dieci donne per ogni partigiano, che correvano per portare armi, rifornimenti, cibo, medicinali», aggiunge, con la quiete e la fermezza di chi ha vissuto gli orrori più inenarrabili e li ha fatti propri per una missione di conoscenza. Diffonde la testimonianza del partigiano detto “Poldo”, che in una lettera a sua madre le comunicava che dalle montagne «presto verremo giù, mamma, e vedrai che uomini giusti saremo». Non ha fatto in tempo, è stato fucilato a Montirone, come tanti altri che «con commovente ed intensa umanità hanno affrontato la morte, con un coraggio che ha più significato di qualsiasi lezione di storia». Dichiara che «sulle tessere delle Fiamme Verdi abbiamo scritto le parole Libertà e Responsabilità», per celebrare il grande gesto di disinteresse e generosità compiuto dai partigiani nel rifiutare il potere conquistato in seguito alla Liberazione. «Non è arrendersi, ma cedere con lealtà quel potere che oggi tiene ancorati alle poltrone». Nel lungo applauso che segue pare svanire anche la polemica accennata dalla manifestazione separata indetta da COBAS, Rifondazione Comunista, Rete Antifascista, associazione Diritti per Tutti e altre realtà locali. Ed è proprio l’assenza di contestazioni, quest’anno, a conferire alla Festa la sua giusta dimensione di libertà egualitaria. Chiarezza ed efficacia vanno riconosciute anche al discorso del Sindaco Adriano Paroli, che ha riscosso unanimi consensi e lieta approvazione. Parole, le sue, espresse «in tempi di grave crisi economica» e dedicate alla vicinanza del 25 aprile ad un’altra importante ricorrenza. «Due sono le commemorazioni che oggi costituiscono il nostro essere cittadini: il Giorno della Liberazione e la Giornata dei Lavoratori». Il riferimento è più che mai esplicito: la Liberazione, nella «ritrovata libertà e centralità del lavoro», è evocata nel primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita “L’italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Altro acclamato protagonista è stato l’On. Fabiano De Zan, anch’egli partigiano, che ha consegnato ai cittadini un’orazione civile densa di fiera emozione, condivisa ampiamente da Manlio Milani, presidente dell’Associazione familiari vittime della Strage. Preoccupato del rischio, oggi, che «la commemorazione diventi un rito obbligato, sbiadito, sfocato», il senatore ha invitato a non scadere nella retorica, a «non dimenticare l’abisso e l’abiezione, il tributo dei sacrifici umani e l’eredità tramandata dalle lettere dei condannati a morte», nelle cui parole «non riecheggia mai la vendetta, ma ricorre sempre il perdono». La Resistenza, ha proseguito, è stata una «rivolta morale dal carattere patriottico e nazionale, e non un cambio opportunistico di campo. Un atto di accusa perenne contro tutte le forme di violenza, e solo grazie ad essa abbiamo conquistato il diritto di chiamarci Italiani». La Costituzione della Repubblica ne «è il frutto più maturo», asserisce, richiamandone l’esclusività nelle parole di un grande padre costituente, Piero Calamandrei: «Questa non è una carta morta: questo è un testamento, il testamento di 100.000 morti». La Costituzione come dottrina di saggezza e moralità, dunque, che all’art.11 esprime «il rifiuto pregiudiziale della guerra, e lo fa con una nettezza che non ha riscontro con le altre Costituzioni europee». È quindi «con orgoglio», conclude, «che diciamo: chi ha compiuto 65 anni non ha mai conosciuto guerre». Perché «La grandezza della Patria non si misura dall’estensione dei suoi confini, ma dal grado di lealtà e giustizia che sa trasmettere».
Lino Pedroni, presidente provinciale dell’ANPI, prima di chiudere con l’appassionato canto corale del brano “Bella ciao”, ha invitato tutti ad assolvere il compito più importante, «tramandare il senso del sacrificio ai giovani e far capire che la libertà è un valore importante».
Nel Giorno della Liberazione, gli scontri dell’anno scorso sembrano un ricordo, distanti dalla pacifica accoglienza vista ieri. C’era solo Brescia, con i suoi cittadini, che ha saputo rispondere egregiamente all’appello del Presidente Napolitano: «Unità».

Adrian was there

martedì 30 marzo 2010

Scende la notte, brillano le stelle

L’astensionismo da record è un trauma difficile da somatizzare. Fa male e fa paura. È il disprezzo, urlato nel silenzio, per una classe politica vuota, che non ha più niente da dare, valori da insegnare, idee da proporre, futuro da costruire. È il disgusto per una materia organica in decomposizione, terreno fertile per mafie predatrici. È il fallimento di una e più generazioni, incapaci di umiltà, ancorate a ideologie che frenano idee e passioni, e restie ad assumersi la responsabilità dei propri errori. Per questo, il silenzio di un terzo dell'elettorato è un argomento da evitare. E in Italia è facile evitarlo. La soluzione è a portata di mano. L’innata battaglia tra “Destra” e “Sinistra” - efficace prodotto multiforme venduto al Paese dal piazzista di Arcore - è la scusa migliore per parlar d’altro. Quindi a sinistra ci si può indignare nei confronti di chi ha votato i ragazzi di Grillo “togliendo voti” al PD ed impedendogli di sconfiggere il “mostro” berlusconista di turno, ben sapendo che quegli stessi elettori non avrebbero mai alzato il culo da una sedia per uscire di casa e andare a votare PD, un partito che un giorno sì e l’altro pure elogia Craxi e sodomizza Berlinguer. A destra, invece, il PDL all’uranio impoverito di Fini regge solo per chi vuole illudersi. Regge l’onda d’urto di un PD miracolosamente ritrovatosi? No di certo, perché il vento di tempesta proviene dal suo principale alleato: rispetto al 2005, lo tsunami Lega raddoppia (si legga bene: raddoppia) i suoi elettori in Piemonte, Lombardia e Veneto, diventando in quest’ultima Regione il primo partito di riferimento. E proprio a Brescia si raggiunge il roboante primato: Renzo Bossi detto “Il trota”, figlio del Senatùr Umberto, due tonfi prima di passare l’esame di maturità al terzo tentativo, è il più votato. Risultato: si passa dal ko tecnico per 11-2 inflitto dal centrosinistra (quale sinistra?) al centrodestra (quale destra?) cinque anni fa al 7-6 maturato ieri. Un successo. Per il centrodestra (quale...?), chiaro.
Ovviamente a vincere non sono stati i temi, le proposte, i contenuti, i valori, ai quali non è stato riservato alcuno spazio in questa inesistente campagna elettorale. Il vero trionfatore si conosceva da tempo: l’insofferenza crescente degl’italiani. Che da una parte si è manifestata nel non andare a votare e dall’altra è stata sequestrata dalla strategia comunicativa e mediatica di un partito popolare - la Lega Nord - che ha saputo negli anni sostituirsi al vecchio Partito Comunista e perfino superare in maestria un imbonitore d’alta classe qual è Berlusconi. Come? Dosando sapientemente 1) le comparsate in tv, nei telegiornali e nei salotti televisivi, e 2) i presìdi nelle piazze e nelle fabbriche anche e soprattutto in periodi lontani dalle elezioni, intercettando così i malumori, fomentando le intolleranze, instillando nei cittadini la velata sensazione che il partito fosse (e sia) loro “vicino”. Ma per quanto nell’ignoranza possa fare breccia, la caccia al clandestino non sembra uno stimolo sufficiente a risollevare un Paese mai così a pezzi.
Intanto, le mafie si fregano le mani per gli importanti risultati maturati. «Ci siamo anche noi», sembrano sussurrare, sorridendo, dalle tribune bipartisan campane e calabresi. E fra i due litiganti che ogni due per tre si ritrovano d’amore e d’accordo, mentre Nichi Vendola al sud bussa alla porta del PD come al nord la Lega a quella del PDL e tutta Italia (quale Italia?) rimane con il fiato sospeso a seguire il testa a testa fra Emma Bonino e il Vaticano, la sorpresa arriva dal cielo di una notte di fine marzo. Le cinque stelle del Movimento lanciato da Beppe Grillo raccolgono consensi in tutti i collegi regionali in cui sono state presentate, fino a sfondare il 7% in Emilia Romagna. Il tutto con campagne elettorali finanziate con raccolte fondi, promosse da volontari con tanto di programma elettorale e oscurate da televisioni e giornali.
Scende la notte, brillano le stelle.

Adrian was there

mercoledì 3 marzo 2010

La strategia Rifiuti Zero - Intervista a Paul Connett

Pubblico l'intervento sulla strategia Rifiuti Zero del Prof. Paul Connett, docente emerito di chimica ambientale presso la St. Lawrence University di New York, ripreso dinnanzi all'inceneritore di Brescia.
Il mio lettore è consapevole del fatto che non so più chi devo ringraziare per avermi concesso la possibilità di conoscere questo straordinario essere umano.

Prima parte

Seconda parte

Adrian was there

mercoledì 24 febbraio 2010

E addormentarmi, con il suo sapore sulle labbra

Quando ti svegli la mattina e non pensi ad altro che a lei, e la sera vai a letto con lo stesso pensiero, beh... c'è poco da fare. Sei suo, e di nessun'altra. Ogni cosa, attorno, si muove nel ricordo dell'ultimo bacio. E nella speranza che il prossimo venga prima di adesso. La vedi negli occhi delle persone, l’ascolti nelle loro voci, la percepisci accanto a te negl'istanti di solitudine, la respiri mentre cammini per strada in una giornata di sole. La porti con te, nel cuore, ovunque sei. A quel punto, oltre al sangue, nelle vene ti scorre anche lei. Ti è dentro, l’anima tua è divisa a metà, una appartiene a quella meravigliosa creatura. Poi, quando l’avvicini dopo un’interminabile attesa e forzata distanza, e l’abbracci, la stringi forte a te, e la tempesti di baci e carezze, e il suo profumo ti inebria muscoli e neuroni, il senso di leggerezza che provi è così intenso e placido che arrivi a pensare «ecco, prima di andarmene per sempre da questa terra, l’ultima cosa che voglio fare in vita è baciarla». E addormentarmi, con il suo sapore sulle labbra.

Adrian was there

venerdì 22 gennaio 2010

Via Craxi a Brescia? No, grazie. A quando Piazza Borsellino?

Ho scritto per il Meetup una lettera "al Direttore", in merito alla proposta di dedicare una via a Bettino Craxi. La condivido con te.


Egregio Direttore,
in questi tempi di incontenibile entusiasmo e struggenti ricordi, pare che qualcuno abbia suggerito di dedicare una via della nostra città a Bettino Craxi, come già avvenuto di recente a Milano. Ci permettiamo di condividere con Lei alcune riflessioni e una contro-proposta.
Per trovare una via intitolata al giudice Paolo Borsellino, fatto saltare in aria dalla mafia con la scorta a Palermo il 19 luglio 1992, bisogna arrivare fino a Castenedolo, o Roncadelle, oppure ad Esine, in provincia di Brescia. In città non ve ne è traccia.
A Brescia evidentemente non c'è interesse a ricordare certi eroi. Meglio dare spazio ad altri ben più eroici soggetti. Come all’ex leader socialista, appunto, scomparso da latitante e con due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito, e protagonista recentemente di una sfiancante rivisitazione storica, nel decennale della morte, con tanto di impegno civile da parte del Capo dello Stato.
Dopo Milano, poteva dunque qualcuno esimersi dal proporre di intitolargli una via anche a Brescia? Certo che no. E “NO” è la risposta che rivolgiamo a questa proposta. Le ragioni sono molto semplici e gliele illustriamo in due punti.
1°. Si potrà anche affermare che Craxi qualcosa di buono per il Paese l'ha fatto. Tuttavia, la "Storia" alla quale ci si rifà spesso con così tanta veemenza per riabilitare i mascalzoni, ci comunica che nel biennio '92-'93 l'Italia affondò in un oceano di corruzione e di interessi privati tali da determinare una devastazione politica senza precedenti. La Storia, infatti, usa indicare quel periodo come una sorta di spartiacque, fra le cosiddette Prima e Seconda Repubblica. E pensare che la Prima Repubblica era riuscita a passarle indenne tutte: Guerra Fredda, Gladio, P2, il ’68, le stragi del terrorismo. Ma Tangentopoli no, l’onda d’urto delle mazzette fu troppo dirompente. La Storia ci dice che allora il rapporto debito-pil raggiunse livelli sconvolgenti: nel 1980 è al 60%, nel 1983 è al 70%, nel 1983-'87 (governo Craxi) raggiunge il 92%, fino ad arrivare al 118% nel 1992. L'Italia finì sul lastrico. La Storia ricorda il 16 settembre 1992 come il "mercoledì nero" della lira, che fu costretta ad uscire dal Sistema monetario europeo. Non c'erano i soldi per pagare i dipendenti pubblici. Il Governo Amato varò a fine anno una legge finanziaria da 92mila miliardi, di sole tasse. Non bastò neanche questo per risollevarci, tant'è che subito dopo arrivò il prelievo forzato del 6 per mille di tutti i conti in banca dei risparmiatori.
Questa è l'eredità che Craxi e tantissimi altri protagonisti della vita politica di allora ci hanno lasciato, prima di essere condannati, prescritti o di aver lasciato il Paese in fuga per non farsi giudicare. Ciò si tradusse nella più grande devastazione politica, culturale e sociale che l'Italia abbia mai subìto nel dopoguerra.
2°. I luoghi pubblici sono come le leggi. Sono "astratti", ovvero devono potersi rivolgere ed appartenere a chiunque, a tutti i cittadini senza distinzione di colore politico, ideologia o altro motivo discriminante. Devono, per la cura e l'estetica, per il valore condiviso che rappresentano e per i connotati storici di cui sono sani portatori, poter rendere fieri i cittadini di risiedere e muoversi nella propria città. Intitolare una via di Brescia (o altro luogo pubblico) a Craxi significherebbe indurre gran parte della cittadinanza bresciana a vivere la propria città con il cuore trafitto da una lancia. Perché quella parte della cittadinanza ha ancora ben chiaro, nella propria memoria, il desolante scempio che si fece della Prima Repubblica, e che oggi vede in Craxi non il massimo capro espiatorio e sommo colpevole, bensì un suo "semplice" corresponsabile, alla pari di tutti coloro (oltre 1.300 fra condanne e patteggiamenti, con assoluzioni nel merito per non più del 5%) che senza ritegno fecero un tale riprovevole abuso del bene pubblico e della rispettabilità internazionale del nostro Paese.
Alla luce di queste non troppo banali considerazioni, ci permettiamo di consegnare anche la nostra, di proposta: non intitolare alcuna via o piazza né luogo pubblico di qualsivoglia genere della città a Bettino Craxi. Né ora, né mai. La dedica, piuttosto, riserviamola a Paolo Borsellino. A nostro parere, e non solo, la merita da 18 anni. Come tanti altri veri eroi del suo rango.
Cordiali saluti,

Gruppo Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia"



Adrian was there

mercoledì 30 dicembre 2009

Auguri per un felice anno nuovo

Ho scritto un testo per gli auguri di buon anno che il Meetup rivolge agli amici.
Lo condivido e lo dedico al mio lettore.



Cari amici,
è estremamente difficile far capire quanto sia meraviglioso inventare e promuovere iniziative senza uno straccio di stipendio ma per pura e semplice passione civile, sperimentare nuove esperienze per migliorarci ancora e ancora, confrontarci ed accogliere critiche e valutazioni per correggere gli eventuali errori, ampliare la nostra consapevolezza senza fermarci alla prima superficie ma scavando sempre più a fondo, conoscere le straordinarie storie di vita e sensibilità delle persone che si avvicinano al percorso Meetup. Sarebbe come spiegare i colori dell'arcobaleno ad un non vedente dalla nascita. Ci proviamo, ma i nostri sono racconti e parole che lasciano il tempo che trovano. Il modo migliore per comprendere questa realtà è partecipare. Provarci, e se non piace, provarci ancora. Ascoltare le voci ed osservare i volti di chi c'è e ha messo da parte l'indignazione per far spazio alla speranza e all'azione, è l'unica via per vivere il Meetup con l'intensità che merita.
Il 2009 ci ha visto maturare oltre ogni attesa. Il risultato più edificante è il senso di vivace solidarietà trasmesso dal Meetup, che contagia chiunque ne venga a contatto e fa comprendere quanto il contributo di ognuno sia fondamentale, in qualsiasi misura di tempo e disponibilità. A marzo abbiamo conosciuto Pino Masciari, testimone di giustizia che assieme alla propria famiglia rischia la vita per aver denunciato la mafia calabrese. A giugno è nata Emma. Nello stesso giorno nasceva anche FAQ, il non-periodico d'informazione del gruppo. Primo caso di parto gemellare Meetup a distanza. La strategia Rifiuti Zero è stata approfondita al punto che a presentarla in conferenza con tanto di slides sono direttamente i ragazzi del gruppo. Il virus Linux ha invaso diverse scuole della provincia, altre stanno alzando la testa. Marco Travaglio ha richiamato a sè quasi 1.500 persone, nell'incontro promosso a giugno. A dicembre ci ha raggiunto Gioacchino Genchi, ex consulente informatico del giudice Giovanni Falcone. Poi è stata la volta del convegno sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, straordinario momento di informazione. E pochi giorni fa, assieme ai comitati ambientalisti locali, abbiamo depositato il ricorso al TAR contro la riqualificazione della centrale di Lamarmora, grazie anche all'importantissimo contributo di quanti hanno finanziato la causa attraverso il Meetup. A tutti loro un abbraccio infinito.
Quest'anno si chiude con le immagini della protesta iraniana soppressa nel sangue, degli studenti italiani in corteo picchiati a suon di manganelli, dei lavoratori cassaintegrati sui tetti delle fabbriche la vigilia di Natale, dei ricercatori precari senza il becco di un quattrino, dell'avvìo dei lavori per il ponte sullo Stretto e per le centrali nucleari, del TG1 targato Minzolini che riesce perfino a far rimpiangere il TG4 di Emilio Fede, del Comune di Trenzano (BS) che delibera il divieto di costruire moschee e luoghi di culto islamici sul proprio territorio, del sindaco di Milano Letizia Moratti che annuncia di voler dedicare una via della città al latitante Bettino Craxi, dei sondaggi che chiedono ai lettori di esprimersi sul nodo cruciale della politica italiana "è meglio andare con una escort o folleggiare con un trans?", del riabilitato "Partito dell'Amore" che giudica coglione chi vota per altri, augura a certa parte politica di andare a morire ammazzata, nega l'arresto di un sottosegretario in odore di camorra, si pulisce il culo con il tricolore e ha per le Istituzioni un rispetto tanto incontenibile da sconfinare nella Monarchia Aziendale.
Ma si chiude anche e soprattutto con le immagini dei pannolini lavabili che le neo-mamme di Concesio ed altri Comuni della provincia bresciana possono adoperare per ridurre i rifiuti prodotti e risparmiare rispetto alle confezioni usa e getta. In un Paese in cui "fare politica" equivale a commentare il verbo che Silvio Berlusconi e i suoi compagni di merende proferiscono quotidianamente, questa notizia è una boccata d'ossigeno. Ci fa capire che il Paese è fermo, intento a discutere del nulla, mentre la metastasi indotta dalla criminalità istituzionalizzata lo consuma lentamente, da dentro. Quella notizia, al confronto, è aria pura e leggera. Ci fa stare bene. Ci fa pensare ai bambini, che rappresentano il nostro futuro, e alla responabilità che oggi abbiamo nei loro confronti e verso il mondo in cui viviamo. In loro risplende la nostra speranza, la voglia di cambiare ed essere protagonisti consapevoli e responsabili del cambiamento, quel "fresco profumo di libertà" che il giudice Paolo Borsellino evocava poco prima di lasciarci per sempre.
Il primo augurio di buon anno lo dedichiamo a quelle mamme e ai loro bimbi appena nati.
Il secondo a noi stessi, affinchè si abbia la forza di proteggere quelle nuove generazioni da chi oggi detiene il potere, all'ombra del compromesso e dell'interesse.
Il terzo è per chi lotta ogni giorno per fare rete, informare, coinvolgere, difendere la libertà di scelta, con passione ed umiltà, senza mollare alle prime avversità, senza cedere l'ultimo granello di dignità che gli rimane, perchè ha nel cuore la certezza che quanto sta realizzando oggi sarà determinante per chi arriverà domani.
Crederci ed esserci, sempre. Meetup!



Adrian was there

domenica 25 ottobre 2009

Istituzione, non per gioco

Punto primo: ciò che si fa nella propria vita privata è giusto che rimanga tale, privato, e ciò per qualsiasi uomo su questa Terra. Esiste una dimensione nella quale nessuno potrà mai entrare, oltre te. E' quello spazio della nostra anima, e di riflesso nella quotidianità, nel quale nessun altro avrà mai accesso.
Punto secondo: se sei un uomo che riveste un ruolo istituzionale, la tua privacy sarà necessariamente soggetta a restrizioni. Dovrai essere l'esempio, ed in quanto tale la tua esistenza dovrà essere esemplare, verificabile in ogni istante. La verità sopra ogni cosa.
Punto terzo: se oggi ti appartiene, quel ruolo istituzionale ti è stato riservato in precedenza da altri. Gli elettori ti hanno concesso fiducia sulla base del modello - personale e professionale - da te proposto, che hanno percepito ed approvato.
Punto quarto: mentire non è degno di un'Istituzione. La menzogna, per definizione, è ricattabile. Il ricatto deve essere mantenuto fuori da qualsiasi vincolo istituzionale, onde delegittimarne impegno, obiettivi, valori.
Punto quinto: se rappresenti un'Istituzione e hai mentito, l'unica strada è andarsene, e senza "autosospensioni". La tua condotta non è più esemplare. E il fondamentale rapporto di fiducia elettore-eletto, quello che è alla base di qualsiasi democrazia, è venuto meno.
Punto sesto: potrai sempre tornare, certo. Ma gli elettori, quando tornerannno a scegliere te od un altro, avranno una consapevolezza diversa. Sapranno che hai mentito. E qualcuno, fra loro, penserà che potrebbe accadere di nuovo. Qualcun altro, forse, saprà offrirti una seconda possibilità. Altri anche una terza.

Piero Marrazzo, ex Governatore della Regione Lazio, ha visto la sua vita devastata a causa di una relazione extraconiugale con un transessuale. Pare sia distrutto, fisicamente e mentalmente. Vuole "sparire". Un atteggiamento che nell'Italia di oggi sembra quasi innaturale. Eppure dovrebbe essere la consuetudine. La naturale conseguenza al tradimento del proprio mandato. Una decisione che anche altri dovrebbero prendere, o avrebbero già dovuto prendere da tempo.

LA GIORNATA DI MARRAZZO: Prostrato, barba lunga e occhiaie profonde
Il colloquio e il pianto con la famiglia

«Basta, adesso voglio sparire»
Il governatore: lascio, pago la mia debolezza


Adrian was there

giovedì 24 settembre 2009

Sono Partito Democratico e non sono mai arrivato

Dal Corriere della Sera.



L'esponente del PD a Buonconvento in provincia di Siena
D'Alema: «Governo è inadeguato»
Per l'ex ministro degli Esteri «non è vero che l'opinione pubblica italiana sta con lui. Il Paese è diviso»

SIENA - «La guida politica del paese è inadeguata. Non è vero che l'opinione pubblica italiana sta con lui». Massimo D'Alema dal palco di Buonconvento, in provincia di Siena, dove si è tenuto un dibattito « Ribelli di oggi e di ieri: c'è ancora voglia di cambiare il mondo?», spiega anche che sta vivendo un momento di incertezza. «La verità è che il nostro paese è profondamente diviso».
LE ELEZIONI - E arrivo subito l'esempio. «Alle ultime elezioni politiche un terzo degli italiani non ha votato - ha spiegato l'ex premier - e i due terzi che hanno votato si sono divisi: il 45% con il partito che è al governo, il 55% con le forze politiche sono all'opposizione. Quindi è il caso di dire che semmai un italiano su tre sta con lui -ha aggiunto senza mai nominare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi- e gli altri due su tre sono genericamente contro di lui».
LAICITA' - Subito dopo passa a parlare del Pd. «Un partito come il nostro deve essere l'erede della migliore tradizione democristiana in materia di difesa della laicità della politica e dello Stato». E alla domanda su cosa avesse in comune con Paola Binetti, D'Alema ha risposto: «Apparentemente molto poco per quanto riguarda le convinzioni morali e religiose, ma concretamente ad esempio molto in comune quando si tratta del valore della famiglia, cosa per me molto importante. Per il resto abbiamo punti seri di divergenza». E ha aggiunto: «Io credo nella laicitá della politica, un convincimento che non deriva dalla tradizione comunista ma da quella democristiana. Non si può pretendere di imporre i propri valori con la forza delle leggi». E poi l'attacco. D'Alema ha sottolineato come oggi invece ci sia una classe dirigente al governo che testimoni il contrario nella propria vita privata quei valori che invece professa a parole, «sperando probabilmente poi di farsi perdonare i propri peccati dalla Chiesa».
IL FUTURO - E per quel che riguarda le nuove generazioni, ha spiegato: «Abbiamo bisogno di un partito vero, capace di formare e selezionare la nuova classe dirigente. Un partito che sappia mettere alla prova innanzitutto i giovani, facendoli crescere e sia in grado di formare la nuova classe dirigente».




Sono perle di saggezza, quelle del candidato ombra al vertice del PD. Parole da brividi - attenzione, "il Governo è inadeguato" - , tanto memorabili da rappresentare il nulla. Eppure, in tutta questa dissolvenza c'è qualche spunto interessante. D'Alema invita a "creare un partito vero". Bene, almeno adesso abbiamo la conferma che quello che si fa chiamare Partito Democratico è uno scherzo. E' quel "mettere alla prova i giovani", che sa di minaccia reale. Perchè può capitare che i giovani falliscano, o si facciano strane idee, come Debora Serracchiani. E quindi i Grandi Saggi devono tornare a rimboccarsi le maniche, a far vedere loro come si fa. E in ciò, il Conte Max è indubbiamente un maestro.

Adrian was there

domenica 21 giugno 2009

Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita!

Pubblico un testo che ho scritto nella notte per il Meetup di Brescia. L'ho scritto con rabbia e cuore. Sono tempi in cui il sonno non riesce a raggiungermi.
Le immagini dei morti in Iran e della violenza che il regime oppone al popolo della Rete mi suggeriscono cupi orizzonti.



La questione è semplice. Ci stanno ammazzando lentamente la libertà d'informazione. Ce la tolgono piano piano, in attesa della stretta finale, come l'illusionista fa sparire la tovaglia dal tavolo, lasciando in piedi tutti i bicchieri ed intatte le stoviglie. Fino a quando ci sveglieremo un giorno e ci sembrerà come il precedente, per poi scoprire che ogni nostra parola si perde nel vuoto, inascoltata. E mentre prima eravamo in grado di parlare, di farci ascoltare, chi ci starà davanti non si accorgerà nemmeno della nostra presenza. Saremo diventati esseri trasparenti, vuoti, perchè il silenzio non ha colore, non ha tono, non ha vita.
La legge bavaglio sulle intercettazioni non è una porcata come quella elettorale. E' una violenza culturale, consapevole, meccanica. Mafiosa. Protratta per fini ben distanti dalla "sicurezza" alla quale tanto ci si appella.
Ed è solo un anno che questa Legislatura è in corsa. Ne mancano ancora quattro alla scadenza del mandato. Ogni giorno è un'offesa in più, un tentativo di sovvertire la nostra dignità di cittadini informati e liberi di scegliere. Ogni giorno è un passo forzato verso la demolizione controllata del nostro Stato di Diritto, della nostra Giustizia e rispettabilità internazionale.
Secoli di storia dell'umanità hanno visto in Italia la nascita di geni inarrivabili della letteratura, dell'arte, della musica, della cultura, della politica. Oggi, in quello che dovrebbe essere il Tempio di queste Memorie - il Parlamento Italiano -, siedono fianco a fianco pregiudicati, condannati in via definitiva, prescritti, inquisiti ed indagati. Mentre in internet scorrono fiumi di sterco e verità nascoste, in tv si affacciano profumi inebrianti, parole suadenti e corpi mozzafiato. Quella che era ed è la feccia di questo Paese ne è diventata la faccia.

Chissà a chi non è venuto da sorridere amaro, ascoltando i tg nazionali parlare di "Regime che ha nel mirino la Rete, i siti, i blog, internet, la libertà d'espressione" per ciò che sta accadendo in Iran. Chissà a quanti non è venuto da chiedersi: "stanno parlando dell'Iran o dell'Italia?", per poi vedere le immagini delle centinaia di migliaia di cittadini iraniani nelle piazze, e convincersi che no, non era dell'Italia che si stava parlando, poichè in Italia le piazze si riempiono solo per i V-Day di Beppe Grillo. O per i saldi.

Alcuni degli ultimi giornalisti liberi rimasti in Italia usciranno a settembre con un nuovo giornale, "Il Fatto Quotidiano", del quale un giorno ci piacerebbe diventare azionisti, attraverso il Meetup. Quelle stesse persone stanno organizzando una notte bianca di protesta a Roma, il prossimo 8 luglio, senza bandiere, che riproporremo anche a Brescia. Sempre loro hanno sottoscritto un appello per la libertà d'informazione, al quale ci sentiamo in dovere di aderire, con il cuore e con la mente, con tutte le nostre voci in coro, per urlare "Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita!".

Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia"
Associazione "Ricomincio da Grillo"


Diffondiamo il più possibile.



Dal Blog Voglio scendere

18 giugno 2009
Così muore la libertà di informazione,
ma noi vogliamo tenerla in vita


Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l'altro: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi.
Noi ci dichiariamo pronti all'"obiezione di coscienza", cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all'Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile.
Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere.
Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente.
Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

Iscriviti al gruppo su Facebook



Ps
Caro lettore, per mantenerti aggiornato ti invito a frequentare il Meetup di Brescia:
- la legge bavaglio sulle intercettazioni;
- il presidio dell'8 luglio a Brescia;
- il Fatto Quotidiano, il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio.

mercoledì 20 maggio 2009

È stato assolto. Diarrea in tv

Ieri sono state depositate a Milano le motivazioni della sentenza che ha condannato l'avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.
Vi si legge: «Agì da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico». Un inviato di Studio Aperto è riuscito a leggere l'intera sentenza durante il collegamento in diretta. Incredibile. 376 pagine di motivazioni in due secondi e tre decimi. L'ha letta con tale velocità che ne è uscita un'unica espressione comprensibile: "Berlusconi è stato assolto".

Il Premier ha già fatto sapere che riferirà in Parlamento. Farlo in Tribunale, rinunciando al Lodo Alfano che, di fatto - se la Corte Costituzionale lo ritenesse compatibile con la Carta -, lo rende intoccabile, sarebbe troppo rischioso. Essere giudicato al pari grado di un comune cittadino è un pensiero osceno, un'eventualità inammissibile. Un film porno trasmesso in una scuola elementare.

Il Parlamento, invece, che tra pregiudicati, condannati ed inquisiti ha un tasso di criminalità prossimo a quello del rione napoletano di Scampia, è la cornice perfetta. L'ambiente ideale nel quale dichiarare amore eterno alle macellerie specializzate in carne di magistrato, di futura adozione.
Prepariamoci allo show.

Intanto, sono arrivati i risultati del nuovo sondaggio commissionato dal Premier. La fonte, come al solito, è ignota. Ve li riporto di seguito.

Le ultime stime dicono che il 180% del Paese ha fiducia in Silvio Berlusconi. Il 243% ritiene che vi siano buone probabilità di resurrezione, a seguito della crocefissione, per altro in un corpo più alto e abbronzato. L'891% si è convinto che prima del Big Bang vi fosse stata una sua telefonata diplomatica, per evitare il disastro.
Il - 0,00092% crede invece che il personaggio in sè e ciò che rappresenta siano un danno senza precedenti.
Con loro anche il resto del mondo.

Adesso un po' di rassegna stampa.

Il Giornale
Caso Mills, magistrati contro Berlusconi
"Riferirò alle Camere"

Il Corriere della Sera
Le motivazioni della sentenza. Il premier: «riferirò in parlamento»
I giudici di Milano: «L'avvocato Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi»
L'avvocato inglese condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari: agì «da falso testimone»

Voglio scendere, Marco Travaglio
Si dice il corrotto ma non il corruttore

Stay tuned!

Adrian was there

sabato 25 aprile 2009

Liberazione!

Dedico oggi un pensiero a quanti hanno dato la vita per i più alti valori di questa nostra esistenza. A chi non ha voluto chinare la testa, ma ha offerto il proprio petto per un ideale, una speranza, la voglia di cambiare.
Democrazia, partecipazione, libertà di espressione, rispetto, giustizia, sincerità, passione civile, amore, solidarietà. Concetti che troppo spesso dimentichiamo, o consideriamo retorica ed ancor peggio ci vengono sottratti impunemente da chi ci obbliga a disperdere la memoria del passato e la consapevolezza del presente.
Oggi è il giorno dell'Italia e degli Italiani, di coloro che hanno vissuto in tempi di morte e non dimenticheranno mai, di coloro che hanno letto la Storia sui libri di scuola e l'hanno fatta propria, di coloro che negli occhi dei sopravvissuti e di chi ha visto, ascoltato, percepito, scorgono il significato della loro vita.
Oggi a Brescia è una bella giornata, c'è il sole, i parchi sono pieni di bambini, i negozi chiusi. Chi si è recato all'Ikea per occupare il proprio tempo libero ha trovato una saracinesca abbassata. E magari, nel chiedersi perchè, ha scoperto che il 25 aprile non è un giorno come tanti altri.
Un abbraccio forte a voi tutti.


V per Venticinqueaprile

Buona sera, Brescia. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 25 aprile, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Stupri, terrore, immigrati. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste a chi prometteva ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ho cercato di porre fine a questo silenzio, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di cinquant'anni anni fa, i grandi Resistenti hanno voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 25 aprile. La loro speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.

Libera interpretazione del discorso televisivo di V, tratto dal film "V per Vendetta"
(Qui l'originale)



Adrian was there