domenica 25 ottobre 2009
Istituzione, non per gioco
Punto secondo: se sei un uomo che riveste un ruolo istituzionale, la tua privacy sarà necessariamente soggetta a restrizioni. Dovrai essere l'esempio, ed in quanto tale la tua esistenza dovrà essere esemplare, verificabile in ogni istante. La verità sopra ogni cosa.
Punto terzo: se oggi ti appartiene, quel ruolo istituzionale ti è stato riservato in precedenza da altri. Gli elettori ti hanno concesso fiducia sulla base del modello - personale e professionale - da te proposto, che hanno percepito ed approvato.
Punto quarto: mentire non è degno di un'Istituzione. La menzogna, per definizione, è ricattabile. Il ricatto deve essere mantenuto fuori da qualsiasi vincolo istituzionale, onde delegittimarne impegno, obiettivi, valori.
Punto quinto: se rappresenti un'Istituzione e hai mentito, l'unica strada è andarsene, e senza "autosospensioni". La tua condotta non è più esemplare. E il fondamentale rapporto di fiducia elettore-eletto, quello che è alla base di qualsiasi democrazia, è venuto meno.
Punto sesto: potrai sempre tornare, certo. Ma gli elettori, quando tornerannno a scegliere te od un altro, avranno una consapevolezza diversa. Sapranno che hai mentito. E qualcuno, fra loro, penserà che potrebbe accadere di nuovo. Qualcun altro, forse, saprà offrirti una seconda possibilità. Altri anche una terza.
Piero Marrazzo, ex Governatore della Regione Lazio, ha visto la sua vita devastata a causa di una relazione extraconiugale con un transessuale. Pare sia distrutto, fisicamente e mentalmente. Vuole "sparire". Un atteggiamento che nell'Italia di oggi sembra quasi innaturale. Eppure dovrebbe essere la consuetudine. La naturale conseguenza al tradimento del proprio mandato. Una decisione che anche altri dovrebbero prendere, o avrebbero già dovuto prendere da tempo.
LA GIORNATA DI MARRAZZO: Prostrato, barba lunga e occhiaie profonde
Il colloquio e il pianto con la famiglia
«Basta, adesso voglio sparire»
Il governatore: lascio, pago la mia debolezza
Adrian was there
giovedì 24 settembre 2009
Sono Partito Democratico e non sono mai arrivato
L'esponente del PD a Buonconvento in provincia di Siena
D'Alema: «Governo è inadeguato»
Per l'ex ministro degli Esteri «non è vero che l'opinione pubblica italiana sta con lui. Il Paese è diviso»
SIENA - «La guida politica del paese è inadeguata. Non è vero che l'opinione pubblica italiana sta con lui». Massimo D'Alema dal palco di Buonconvento, in provincia di Siena, dove si è tenuto un dibattito « Ribelli di oggi e di ieri: c'è ancora voglia di cambiare il mondo?», spiega anche che sta vivendo un momento di incertezza. «La verità è che il nostro paese è profondamente diviso».
LE ELEZIONI - E arrivo subito l'esempio. «Alle ultime elezioni politiche un terzo degli italiani non ha votato - ha spiegato l'ex premier - e i due terzi che hanno votato si sono divisi: il 45% con il partito che è al governo, il 55% con le forze politiche sono all'opposizione. Quindi è il caso di dire che semmai un italiano su tre sta con lui -ha aggiunto senza mai nominare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi- e gli altri due su tre sono genericamente contro di lui».
LAICITA' - Subito dopo passa a parlare del Pd. «Un partito come il nostro deve essere l'erede della migliore tradizione democristiana in materia di difesa della laicità della politica e dello Stato». E alla domanda su cosa avesse in comune con Paola Binetti, D'Alema ha risposto: «Apparentemente molto poco per quanto riguarda le convinzioni morali e religiose, ma concretamente ad esempio molto in comune quando si tratta del valore della famiglia, cosa per me molto importante. Per il resto abbiamo punti seri di divergenza». E ha aggiunto: «Io credo nella laicitá della politica, un convincimento che non deriva dalla tradizione comunista ma da quella democristiana. Non si può pretendere di imporre i propri valori con la forza delle leggi». E poi l'attacco. D'Alema ha sottolineato come oggi invece ci sia una classe dirigente al governo che testimoni il contrario nella propria vita privata quei valori che invece professa a parole, «sperando probabilmente poi di farsi perdonare i propri peccati dalla Chiesa».
IL FUTURO - E per quel che riguarda le nuove generazioni, ha spiegato: «Abbiamo bisogno di un partito vero, capace di formare e selezionare la nuova classe dirigente. Un partito che sappia mettere alla prova innanzitutto i giovani, facendoli crescere e sia in grado di formare la nuova classe dirigente».
Sono perle di saggezza, quelle del candidato ombra al vertice del PD. Parole da brividi - attenzione, "il Governo è inadeguato" - , tanto memorabili da rappresentare il nulla. Eppure, in tutta questa dissolvenza c'è qualche spunto interessante. D'Alema invita a "creare un partito vero". Bene, almeno adesso abbiamo la conferma che quello che si fa chiamare Partito Democratico è uno scherzo. E' quel "mettere alla prova i giovani", che sa di minaccia reale. Perchè può capitare che i giovani falliscano, o si facciano strane idee, come Debora Serracchiani. E quindi i Grandi Saggi devono tornare a rimboccarsi le maniche, a far vedere loro come si fa. E in ciò, il Conte Max è indubbiamente un maestro.
Adrian was there
domenica 21 giugno 2009
Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita!
Le immagini dei morti in Iran e della violenza che il regime oppone al popolo della Rete mi suggeriscono cupi orizzonti.
La questione è semplice. Ci stanno ammazzando lentamente la libertà d'informazione. Ce la tolgono piano piano, in attesa della stretta finale, come l'illusionista fa sparire la tovaglia dal tavolo, lasciando in piedi tutti i bicchieri ed intatte le stoviglie. Fino a quando ci sveglieremo un giorno e ci sembrerà come il precedente, per poi scoprire che ogni nostra parola si perde nel vuoto, inascoltata. E mentre prima eravamo in grado di parlare, di farci ascoltare, chi ci starà davanti non si accorgerà nemmeno della nostra presenza. Saremo diventati esseri trasparenti, vuoti, perchè il silenzio non ha colore, non ha tono, non ha vita.
La legge bavaglio sulle intercettazioni non è una porcata come quella elettorale. E' una violenza culturale, consapevole, meccanica. Mafiosa. Protratta per fini ben distanti dalla "sicurezza" alla quale tanto ci si appella.
Ed è solo un anno che questa Legislatura è in corsa. Ne mancano ancora quattro alla scadenza del mandato. Ogni giorno è un'offesa in più, un tentativo di sovvertire la nostra dignità di cittadini informati e liberi di scegliere. Ogni giorno è un passo forzato verso la demolizione controllata del nostro Stato di Diritto, della nostra Giustizia e rispettabilità internazionale.
Secoli di storia dell'umanità hanno visto in Italia la nascita di geni inarrivabili della letteratura, dell'arte, della musica, della cultura, della politica. Oggi, in quello che dovrebbe essere il Tempio di queste Memorie - il Parlamento Italiano -, siedono fianco a fianco pregiudicati, condannati in via definitiva, prescritti, inquisiti ed indagati. Mentre in internet scorrono fiumi di sterco e verità nascoste, in tv si affacciano profumi inebrianti, parole suadenti e corpi mozzafiato. Quella che era ed è la feccia di questo Paese ne è diventata la faccia.
Chissà a chi non è venuto da sorridere amaro, ascoltando i tg nazionali parlare di "Regime che ha nel mirino la Rete, i siti, i blog, internet, la libertà d'espressione" per ciò che sta accadendo in Iran. Chissà a quanti non è venuto da chiedersi: "stanno parlando dell'Iran o dell'Italia?", per poi vedere le immagini delle centinaia di migliaia di cittadini iraniani nelle piazze, e convincersi che no, non era dell'Italia che si stava parlando, poichè in Italia le piazze si riempiono solo per i V-Day di Beppe Grillo. O per i saldi.
Alcuni degli ultimi giornalisti liberi rimasti in Italia usciranno a settembre con un nuovo giornale, "Il Fatto Quotidiano", del quale un giorno ci piacerebbe diventare azionisti, attraverso il Meetup. Quelle stesse persone stanno organizzando una notte bianca di protesta a Roma, il prossimo 8 luglio, senza bandiere, che riproporremo anche a Brescia. Sempre loro hanno sottoscritto un appello per la libertà d'informazione, al quale ci sentiamo in dovere di aderire, con il cuore e con la mente, con tutte le nostre voci in coro, per urlare "Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita!".
Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia"
Associazione "Ricomincio da Grillo"
Diffondiamo il più possibile.
Dal Blog Voglio scendere
18 giugno 2009
Così muore la libertà di informazione,
ma noi vogliamo tenerla in vita
Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l'altro: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi.
Noi ci dichiariamo pronti all'"obiezione di coscienza", cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all'Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile.
Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere.
Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente.
Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.
Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio
Iscriviti al gruppo su Facebook
Ps
Caro lettore, per mantenerti aggiornato ti invito a frequentare il Meetup di Brescia:
- la legge bavaglio sulle intercettazioni;
- il presidio dell'8 luglio a Brescia;
- il Fatto Quotidiano, il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio.
mercoledì 20 maggio 2009
È stato assolto. Diarrea in tv
Ieri sono state depositate a Milano le motivazioni della sentenza che ha condannato l'avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.
Vi si legge: «Agì da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico». Un inviato di Studio Aperto è riuscito a leggere l'intera sentenza durante il collegamento in diretta. Incredibile. 376 pagine di motivazioni in due secondi e tre decimi. L'ha letta con tale velocità che ne è uscita un'unica espressione comprensibile: "Berlusconi è stato assolto".
Il Premier ha già fatto sapere che riferirà in Parlamento. Farlo in Tribunale, rinunciando al Lodo Alfano che, di fatto - se la Corte Costituzionale lo ritenesse compatibile con la Carta -, lo rende intoccabile, sarebbe troppo rischioso. Essere giudicato al pari grado di un comune cittadino è un pensiero osceno, un'eventualità inammissibile. Un film porno trasmesso in una scuola elementare.
Il Parlamento, invece, che tra pregiudicati, condannati ed inquisiti ha un tasso di criminalità prossimo a quello del rione napoletano di Scampia, è la cornice perfetta. L'ambiente ideale nel quale dichiarare amore eterno alle macellerie specializzate in carne di magistrato, di futura adozione.
Prepariamoci allo show.
Intanto, sono arrivati i risultati del nuovo sondaggio commissionato dal Premier. La fonte, come al solito, è ignota. Ve li riporto di seguito.
Le ultime stime dicono che il 180% del Paese ha fiducia in Silvio Berlusconi. Il 243% ritiene che vi siano buone probabilità di resurrezione, a seguito della crocefissione, per altro in un corpo più alto e abbronzato. L'891% si è convinto che prima del Big Bang vi fosse stata una sua telefonata diplomatica, per evitare il disastro.
Il - 0,00092% crede invece che il personaggio in sè e ciò che rappresenta siano un danno senza precedenti.
Con loro anche il resto del mondo.
Adesso un po' di rassegna stampa.
Il Giornale
Caso Mills, magistrati contro Berlusconi
"Riferirò alle Camere"
Il Corriere della Sera
Le motivazioni della sentenza. Il premier: «riferirò in parlamento»
I giudici di Milano: «L'avvocato Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi»
L'avvocato inglese condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari: agì «da falso testimone»
Voglio scendere, Marco Travaglio
Si dice il corrotto ma non il corruttore
Stay tuned!
Adrian was there
sabato 25 aprile 2009
Liberazione!
Dedico oggi un pensiero a quanti hanno dato la vita per i più alti valori di questa nostra esistenza. A chi non ha voluto chinare la testa, ma ha offerto il proprio petto per un ideale, una speranza, la voglia di cambiare.
Democrazia, partecipazione, libertà di espressione, rispetto, giustizia, sincerità, passione civile, amore, solidarietà. Concetti che troppo spesso dimentichiamo, o consideriamo retorica ed ancor peggio ci vengono sottratti impunemente da chi ci obbliga a disperdere la memoria del passato e la consapevolezza del presente.
Oggi è il giorno dell'Italia e degli Italiani, di coloro che hanno vissuto in tempi di morte e non dimenticheranno mai, di coloro che hanno letto la Storia sui libri di scuola e l'hanno fatta propria, di coloro che negli occhi dei sopravvissuti e di chi ha visto, ascoltato, percepito, scorgono il significato della loro vita.
Oggi a Brescia è una bella giornata, c'è il sole, i parchi sono pieni di bambini, i negozi chiusi. Chi si è recato all'Ikea per occupare il proprio tempo libero ha trovato una saracinesca abbassata. E magari, nel chiedersi perchè, ha scoperto che il 25 aprile non è un giorno come tanti altri.
Un abbraccio forte a voi tutti.
V per Venticinqueaprile
Buona sera, Brescia. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 25 aprile, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Stupri, terrore, immigrati. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste a chi prometteva ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ho cercato di porre fine a questo silenzio, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di cinquant'anni anni fa, i grandi Resistenti hanno voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 25 aprile. La loro speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.
Libera interpretazione del discorso televisivo di V, tratto dal film "V per Vendetta"
(Qui l'originale)
Adrian was there
lunedì 16 marzo 2009
Pino Masciari - Un uomo, il suo coraggio, la nostra speranza
Giuseppe Masciari è un imprenditore edile calabrese. È sottoposto ad un programma speciale di protezione testimoni dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie Marisa e i loro due bambini, Ottavia e Francesco.
Pino ha denunciato la ‘Ndrangheta.
Ha fatto i nomi. Nomi di mafiosi e politici collusi. Ha infranto sogni criminali, sottratto certezze alla malavita organizzata.
Oggi Pino Masciari è un eroe.
E negli ultimi giorni ho avuto l'onore di vivergli accanto.
La prima impressione che genera è quella di un uomo in grado di gestire sapientemente le situazioni più complicate, come fossero puerili incombenze, ordinaria amministrazione, insomma.
Le sue movenze, mai rigide, sembrano scorrere come acqua. Fluide, controllate, misurate. Mai un gesto scomposto. Persino il volto non reca presunzione, o sguardi prevaricatori. L’intensità delle sue espressioni, condite da occhi penetranti e un luminoso sorriso, non è mai invasiva, ed anzi rassicurante, tale da farti sentire in pace con te stesso, libero e spensierato, felice di avere finalmente davanti una persona alla quale potresti mettere in mano la tua vita senza pensarci un istante. Un padre, un fratello, l’amico più caro. E non appena apre bocca, il fiume in piena delle sue parole e delle emozioni che da esse scaturiscono travolge chiunque capiti a tiro.
Nei due giorni di permanenza a Brescia, Giuseppe Masciari (“Pino”, per i suoi Amici) mi ha fatto letteralmente innamorare dell’eroe che porta in grembo, e che non smette mai di mostrarsi, con pacatezza, riserbo ed anche vigore, in ogni posa assunta, parola pronunciata, od espressione dipinta sul viso. Una sicurezza per l’interlocutore di turno, la parola fine scritta a caratteri cubitali a margine dei dubbi più oppressivi, ove il dilemma più intenso, quello del “tutto è perduto?” si risolve nella più naturale delle soluzioni: la responsabilità verso sé stessi e verso chi ci sta a cuore, ovvero tutti, senza distinzioni, riserve o reticenze.
Masciari è un cognome che si ritrova sempre più spesso, in Italia. Oramai non si contano più le persone che hanno deciso di affiancare ai loro cognomi quello di Pino. Una scelta che amplifica ancora di più il legame affettivo che si sta creando fra l’uomo e le persone che ha modo di conoscere negli incontri pubblici che lo vedono protagonista, promossi in tutto il Paese da organizzazioni spontanee di volontari, studenti, cittadini. Un modo come un altro per averlo accanto, impedirgli di volare via, lontano, scacciando il più raccapricciante dei pensieri. Pino appartiene a noi, è la nostra consapevolezza, e quando lo avviciniamo, una parte di lui rimane in noi, inamovibile, e ci infonde speranza, desiderio di poterci nuovamente ricongiungere al più presto.
Il legittimo proprietario di un cognome tanto imponente è un imprenditore calabrese, originario di Catanzaro, città che lo vede nascere nel 1959. A quel tempo la sua famiglia è benestante, il padre conduce un’attività ben avviata in campo edile. Una villa al mare, una in montagna, macchine fiammanti, operai alle sue dipendenze. La famiglia Masciari si è ritagliata una dimensione di tutto rispetto all’interno del tessuto sociale. Alcuni suoi esponenti sono entrati a far parte di uffici amministrativi e giudiziari, svolgendo con competenza e passione i propri ruoli. Nessun pregiudicato, nessun corruttore, non una pendenza con la giustizia.
Giovanissimo, Pino raccoglie l’impresa del padre, facendola volare ancora più in alto, portandola anche fuori dai confini dell’Italia, fino in Germania. Dresda, Berlino. Apre cantieri, promuove la formazione dei suoi dipendenti, propone investimenti accorti e previdenti. Ha fiuto per gli affari. Pino è poco più che trentenne, e la sua lungimiranza aiuta a far muovere l’economia locale, la rende stabile, genera benessere. La Masciari Costruzioni è un’azienda in ascesa, che opera sia in ambito pubblico che privato, ed è destinata a crescere, entro i contorni di un florido impero.
La ‘ndrangheta, potente mafia calabrese, osserva.
Le prime richieste di pagamento arrivano presto, e senza mezzi termini. Gli vengono rivolte esplicitamente. “Se vuoi lavorare, devi darci il 3%”.
Il 3% ai mafiosi e il 6% ai politici.
Pino dice no. Ma la ‘ndrangheta non si dà pensiero. Le reticenze non sono nuove da quelle parti, l’importante è che si ripristino i ruoli. Tuttavia Pino ha una famiglia che con la malavita organizzata non ha niente a che spartire. Ha una morale solida, inattaccabile. Gli suggeriscono di lasciar perdere, ma lui non molla. E le conseguenze sono devastanti. Cantieri in fiamme, mezzi e attrezzature scomparsi misteriosamente, operai intimoriti, minacce di morte. Il fratello è colpito da un proiettile, con fortuna si salverà. La mafia interviene con forza e decisione, non sembra più così certa che prima o poi l’imprenditore cederà alla sue richieste. Pino tiene duro, non cade. Intanto la sua azienda fallisce, oberata dai debiti. La criminalità è un virus insediatosi anche all’interno delle banche, che non gli concedono credito. Comunica alla sua fidanzata, Marisa, di mestiere odontoiatra, che non ce la fa più. Decide di smettere. Licenzia gli ultimi dipendenti e sposa la sua donna, che gli è accanto da quindici anni.
Nel frattempo, Pino ha già fatto i nomi. Partono le prime denunce. Imprenditori, politici, magistrati. Tutti collusi con la mafia. Nomi importanti, rinomati, finiscono nel registro degli indagati. Molti saranno condannati, per estorsione, concussione, collusione con la malavita, reati di stampo mafioso.
La vita di Pino e Marisa non è più la stessa, sono stranieri in casa propria. Il pericolo è grave. Dal giorno alla notte, sono costretti a scappare.
A mezzanotte ed un minuto di sabato 18 ottobre 1997 Pino e Marisa fuggono dalla propria terra.
Non lavoreranno più. Non vedranno più i loro cari. I loro bambini vedranno la madre di Pino, la loro nonna, per sole tre volte, prima di perderla definitivamente nel gennaio di quest’anno. Non avranno amici, mai più allegre serate in compagnia. Non sarà più vita. È il deserto.
La tenacia di Pino è tale da imporgli di non mancare mai ai suoi appuntamenti con la giustizia, per rendere le proprie testimonianze. Ma i procedimenti giudiziari si riveleranno un inferno. Di ritorno nella sua Calabria, Pino sarà spesso lasciato solo, in stanze d’albergo registrate a nome Masciari, in macchine recanti targhe della sua regione domiciliare, a volte senza scorta. Nelle aule giudiziarie si ritroverà vicino ai suoi stessi aguzzini.
Accanto a lui, sua moglie Marisa non gli farà mai venir meno il suo sostegno, il suo amore. Nei momenti di incertezza, la sua presenza si rivelerà determinante. Il suo “andiamo avanti!” sarà per Pino una marcia in più, come anche i suoi figli.
A Brescia Pino Masciari è stato ospite per due giorni. Il tempo utile a realizzare un incontro con gli studenti ed un altro aperto alla cittadinanza. Entrambi eventi indimenticabili. Il primo, in particolare, per la forza e l’espressività con cui Pino ha coinvolto i giovanissimi, vero perno sul quale fare leva per infondere consapevolezza.
I ragazzi del Meetup di Brescia che in questo periodo hanno vissuto accanto a Pino, hanno oggi l’anima colma di speranza, hanno fatto il pieno di emozioni per una vita intera. Hanno compreso che i loro sforzi non sono vani, che il “tutto è perduto” appartiene a chi cerca una scusa per pensare a sé stesso, venendo meno alla sua reale responsabilità. Hanno capito che ogni pensiero, parola e azione porterà sempre un risultato, anche se piccolo. Sono rinati a nuova luce, con nuovi orizzonti davanti, e una rinnovata percezione della propria esistenza.
Hanno voluto far propria un’esperienza che probabilmente non dimenticheranno mai, fino a quando avranno vita. Più il tempo passava e più accresceva in loro il timore di lasciarlo andare.
Al momento dei saluti, dell’arrivederci, Pino, la sensazione di sgomento non è stata paura, bensì incredulità. È stato scoprire, alla fine, che il senso di protezione da lui proveniente era maggiore di quello che tutti insieme si riusciva ad infondergli.
Una sorta di scherzo del destino, di contrappasso, di scambio di ruoli. O, più concretamente, la meravigliosa grandezza di questo personaggio. Quella grandezza che ci porta oggi ad amare lui, sua moglie e i suoi figli dal profondo dei nostri cuori.
Oggi, e per noi tutti, Pino e la sua famiglia sono eroi. Sono esperienze, scelte di vita da cui trarre insegnamento. Sono valori, i più alti valori che un essere umano potrà mai esprimere. Sono sentimenti, di amore, passione, giustizia, legalità, solidarietà, sincerità. Sono vite che vale la pena vivere in ogni istante, assaporandone il vigore e l’intensità. Sono coraggio, integrità, fermezza. Sono le nuove generazioni, che meritano il nostro incondizionato sacrificio. Pino, Marisa, Ottavia e Francesco sono questo, ed oltre. Sono tutti noi, o come vorremmo e dovremmo essere. Sono speranze, lacrime di felicità e gioia. Sono il nostro futuro, da preservare ad ogni costo, forse anche delle nostre stesse vite.
Ps
Un abbraccio immenso, infinito, va agli Amici di Pino Masciari. Soltanto adesso comprendo il valore e l’importanza della vostra esistenza. E sono oggi fiero di potermi sedere al vostro fianco in questo viaggio straordinario.
Chi è Pino Masciari
Adrian was there
domenica 1 marzo 2009
Gioacchino
Ho da offrire solo questo titolo scarno. Un nome.
Perdonatemi. Non mi va di commentare.
L'intervista di Gioacchino Genchi che Beppe ha pubblicato di recente fa gelare il sangue nelle vene, e temere per la sua vita. Mai mi era capitato di provare tanta rabbia, e paura.
A voi che avete avuto il coraggio di rinunciare ad ideologie sepolte, guardatela e diffondetela in ogni dove.
Adrian was there
Premi dall'estero e premi di casa nostra
I sette membri del consiglio direttivo federale della DJV, l’associazione dei giornalisti tedeschi, quest’anno hanno assegnato il premio per la libertà di stampa al giornalista e autore italiano Marco Travaglio.
Michael Konken, presidente federale della DJV, ha motivato la decisione dichiarando: “Assegnamo il premio a Marco Travaglio, un collega che si è contraddistinto per il coraggio critico e l’impegno dimostrato nel combattere per la libertà di stampa in Italia.”
Travaglio ha saputo denunciare pubblicamente i tentativi dei politici italiani, in particolare di Silvio Berlusconi, di influenzare il lavoro dei media e di ostacolare lo sviluppo di un giornalismo critico. Le critiche di Travaglio si sono orientate anche ai colleghi italiani con lo scopo di incoraggiarli a non sottomettersi alla censura. “Il premio della DJV per la libertà di stampa è il riconoscimento più adatto a Marco Travaglio,” ha dichiarato Konken. “Travaglio deve dare coraggio ai giornalisti italiani affinché possano svolgere la loro funzione di vigilanza e non cadano vittima di intimidazioni”.
Il premio della DJV per la libertà di stampa consiste in 7.500 Euro e sarà conferito a Marco Travaglio a Berlino alle 18:30 del 28 aprile 2009 presso il Palazzo della Bundespressekonferenz (ufficio stampa federale). I rappresentanti dei media sono invitati a partecipare alla cerimonia.
Con questo premio la DJV onora personalità o istituzioni che si impegnano in prima persona in battaglie per il mantenimento e la creazione della libertà di stampa. I precedenti vincitori sono stati il giornalista serbo Miroslav Filipovic, la giornalista russa Olga Kitowa e la redazione del giornale “Berliner Zeitung”. Filipovic ha ricevuto il premio per aver scoperto i crimini di guerra serbi in Kosovo, Kitowa è stata premiata per la sua difficile battaglia contro la corruzione in Russia e la redazione del “Berliner Zeitung” per l’impegno dimostrato nel difendere la libertà di stampa in Germania e l’indipendenza editoriale da Mecom Group, la casa editrice che l’ha rilevata.
24 febbraio 2009
Fonte: http://italiadallestero.info/archives/3612
Avevano criticato l'azienda dopo le dimissioni di Enrico Mentana
Caso Matrix: «inconcepibile» il richiamo di Mediaset a due giornalisti di Mentana
Il sindacato dei giornalisti richiama il diritto di espressione, le leggi e la disciplina del lavoro
ROMA - «Sconcertante», «inconcepibile», «grave caduta delle buone pratiche». La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi, il sindacato dei giornalisti) si schiera con i colleghi Silvia Brasca e Roberto Pavone per la lettera di richiamo inviata da Mediaset ai due giornalisti di Matrix che avevano criticato la società sul caso Mentana. L'Fnsi chiede il ritiro della contestazione disciplinare. «La Fnsi è vicina ai colleghi, ne rivendica il diritto di espressione salvaguardato dalla Costituzione, dalle leggi e dalla disciplina del lavoro. Il dissenso sulle scelte opinabili non può essere compresso, né oggetto di censura o ritorsioni. A Mediaset la Fnsi chiede il ritiro della lettera di contestazione disciplinare e di voler evitare uno spiacevole, ingiustificato scontro».
DIFESA - Giovedì sera, intervenendo alla trasmissione Annozero su Rai 2, Enrico Mentana aveva difeso i suoi ex colleghi.
27 febbraio 2009
Fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_27/matrix_fnsi_mentana_84eec2ea-04f5-11de-bb75-00144f02aabc.shtml
Marco Travaglio vince un premio per la libertà di stampa. Ovviamente all'estero, poichè in Italia ci si guarda bene dal premiare chi fa informazione. E, sempre per ovvietà, la notizia è battuta esclusivamente all'estero. Il rischio, infatti, è che i cittadini italiani scoprano una realtà sommersa, che non deve esistere, e arrivino a chiedersi perché un giornalista come Marco Travaglio venga costantemente ricoperto di sterco dalla politica e dai media nazionali, mentre i colleghi tedeschi della DJV (l'associazione dei giornalisti teutonica) gli riconoscono addirittura un premio. E per ragioni impronunciabili, nel nostro Paese. Eresìe che il candore e la verginità dei lettori nostrani non meritano. Quale idiozia, chiedere loro di far fronte all'angusto peso del porsi domande, interrogarsi, riflettere, pensare, constastare un'eventuale errata percezione. Meglio empire le pagine dei giornali con altro, ampliare gli orizzonti, rivolgerci agli "scandali" di casa nostra, spiegare perchè in inverno nevica e d'estate fa caldo, produrre pallide elucubrazioni per giustificare l'assenza di un terzo della popolazione sarda alle urne, concentrarsi a sprazzi su "emergenze" che perdurano da anni, rispolverare antichi eroi della democrazia, da Bettino Craxi a Marcello Dell'Utri, a Vittorio Mangano, a Licio Gelli e chissà quali altre prelibatezze.
Eppure non tutto sembra essere perduto. La libertà d'espressione pare sia un concetto ancora in voga, in Italia. A farsene portatrice è nientepopodimenoche la FNSI, La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato dei giornalisti. A seguito della cacciata di Enrico Mentana - fresco scopritore dell'impraticabilità del terreno-Mediaset per chi vuol fare informazione -, l'azienda del Premier Silvio Berlusconi ha pensato bene di notificare alcune contestazioni disciplinari ai due giornalisti che avevano osato criticare la scelta di spodestare Mentana.
«Sconcertante», «inconcepibile», «grave caduta delle buone pratiche», le espressioni impiegate dalla FNSI per dipingere il diktat aziendale. Le stesse che altri avrebbero voluto utilizzare per commetare il riconoscimento conferito a Marco Travaglio. Poi qualcuno ha fatto notare loro che di incidenti diplomatici il Premier ce ne ha già fatto dono in abbondanza. Meglio, quindi, cercare una via alternativa per placare gli animi. Si potrebbe emulare i colleghi tedeschi, magari con un trofeo da dedicare ad Emilio Fede. I meriti, c'è tempo per inventarseli.
Adrian was there
lunedì 9 febbraio 2009
Addìo, Eluana
La sua storia mi ha insegnato le perversioni che spesso nasconde la natura umana.
Solidarietà a Beppino Englaro, e al suo dramma di padre, del quale nessuno potrà mai immaginare l'entità. Solidarietà al rispetto che gli è mancato dall'Istituzione in cui crede e da coloro che con presunzione hanno ritenuto lecito sostituirsi al suo dolore. Solidarietà alla libertà di scelta, quella di una ragazza che ha visto compiere le sue volontà dopo 17 anni di attesa. Solidarietà a quanti vivranno la medesima esperienza, tuttavia privati della libertà di scegliere se andarsene o restare, perchè a breve negata. Solidarietà alla natura, che si è presa una vita sottrattale dall'uomo per ben 17 anni. Solidarietà al Popolo Italiano, che ha visto uno dei suoi più importanti valori stuprato da un Imprenditore in età pensionabile e in potenza di subire il fascino della demenza senile. Solidarietà alla Costituzione Italiana, che a differenza dell'Imprenditore ha ancora tanto da insegnarci. Solidarietà al pubblico televisivo, che sarà costretto a reti unificate a subire l'incontenibile disprezzo di Bruno Vespa e dei suoi simili per i presunti "assassini". Solidarietà alla riforma del processo penale, prodotta a beneficio dell'Imprenditore e passata sotto silenzio nella tempesta Englaro. Solidarietà ai cittadini italiani, che a mezzo stampa saranno spinti a dividersi ulteriormente, fra coloro che santificano l'Imprenditore e i suoi seguaci, e coloro che ne sono nauseati, amplificando la disputa nei termini degli Unti del Signore contro gli Assassini. Solidarietà a quanti, nel mezzo, attendono che la ragione dell'uomo si risvegli. Solidarietà a me stesso, che con pazienza attendo.
Addìo Eluana. Ovunque tu sia, spero tu non senta le urla di chi si spartirà la tua memoria.
Adrian was there
venerdì 6 febbraio 2009
L'inutile rimorso dei complici
Non ce l'ho con i leghisti, loro fanno il loro mestiere, che è quello del repulisti, della mano pesante, della paura al potere. Ce l'ho con i sedicenti moderati e liberali che li affiancano, che votano oscenità come questa turandosi il naso, al solo scopo di tenere in piedi una maggioranza che senza la Lega sarebbe debole e incerta tanto quanto l'opposizione. Se mai un giorno, a questi signori perbene, verrà voglia di dire che hanno sbagliato a votare leggi come queste, per favore non lo facciano. Ci risparmino lo spettacolo irritante del loro inutile rimorso.
giovedì 5 febbraio 2009
DDL "Sicurezza": uno schianto al cuore
Ho esaurito i termini per definire ciò che stiamo diventando.
Ronde padane non armate di cittadini. Medici chiamati a denunciare i malati clandestini. Senzatetto registrati, permesso di soggiorno a punti, con tanto di tassa. Una tassa sulla vita per chi ha il permesso, e la scelta di rischiarla per paura di essere denunciato per chi il permesso non ce l'ha.
Io ho paura di guardare dove stiamo andando. Non voglio guardare. Sentirei il rumore di passi in anfibi, schioccare di fruste, battiti di manganello.
In questo momento sto provando un senso di vergogna mai, mai così profondo. Vergogna, perchè il mondo da oggi avrà una ragione in più per evitarci, per guardarci con disprezzo.
"Sono italiano" è un'espressione che oggi mi suggerisce tristezza. Non credevo che un giorno sarei arrivato a pensarlo.
Nel mio Paese non esiste la libertà di scelta. Nemmeno quella di vivere o morire.
La Chiesa sostiene che Dio abbia questo potere, ma credo che oggi il Parlamento riuscirebbe a strapparglielo con un emendamento.
Nel mio Paese i magistrati vengono considerati alla stregua di virus da debellare. E i giornalisti vengono licenziati perchè fanno il loro lavoro, informare.
Non ho più dita per contare le tonnellate di sterco che ci stanno gettando addosso. Non ho più sensibilità per odorare il puzzo, il lezzo, il fetore di scelte che mai dovrebbero appartenerci.
Oggi, come ieri, è triste, domani lo sarà ancora di più.
Questo è il Paese che non voglio. Ma questo è il Paese in cui vivo, e per il quale è mio dovere lottare fino allo stremo per difendere il mio futuro e quello delle generazioni che verranno, prima di cedere le armi.
Adrian was there
Da Emergency.it
Gino Strada: "L'emendamento anti immigrati: una norma stolta prima ancora che perversa"
A oggi, in Italia, una legge vieta al personale sanitario di denunciare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se la loro presenza in Italia non fosse regolare.
Un emendamento approvato al Senato intende sopprimere questa norma. Si metterebbero così gli individui nella condizione di scegliere fra l'accesso alle cure e il rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione presente in Italia nella clandestinità sanitaria, con grandi rischi per sè e per la collettività. Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se esercitare la facoltà di denunciare i loro pazienti "irregolari". Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l'unico modo giusto e civile per fare medicina è garantire a tutti la miglior assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali, nazionalità o status giuridico. Questo è il modo in cui Emergency ha lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre milioni di persone senza distinzioni. Questo è il modo con cui continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per migranti e persone indigenti di Palermo. Anche di fronte all'inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispetto della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel rispetto, soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un medico.
Gino Strada, Milano
mercoledì 24 dicembre 2008
Buon Natale al latte crudo
Vedevo la gente arrivare, anziani, giovani, coppie. "Continuate così, non mollate", dicevano alcuni. "Siamo con voi, la televisione non bisogna più guardarla, è uno schifo". Da tutti, affetto e stima.
La donna del latte prendeva le bottiglie da una grande busta, le riempiva e le dava a chi ne avanzava richiesta. Io ho rifiutato, non me la sono sentita di toglierle un litro di latte. Non dopo quello che hanno dovuto subire.
Sono rimasto una mezz'ora o poco più, giusto il tempo per scambiare due chiacchere con lei.
Che pena. Ho provato una pena immensa. Di quelle che ti stringono lo stomaco e impiegano del tempo per allentare la presa.
La depressione negli occhi di chi si è visto spezzare le gambe senza il tempo di dire "ah" è palese. Lascia il segno.
Domani è Natale, per loro c'è poco da festeggiare.
Una vicenda del genere è allucinante. Schiacciati come mosche.
Eppure, nel suo desolante realismo descrive perfettamente la meccanica perversa di questo Paese. Non appena ci si permette di scalfire il sistema consolidato, instillando piccole dosi di sana concorrenza e valori perduti, scatta l'informazione più becera e servile, che di fatto offre le migliori condizioni affinchè lo Stato (meglio: chi è stato messo lì a rappresentarci, nello Stato) intervenga per ripristinare gli equilibri del potere.
Questo è il mio Paese, oggi.
Fierezza, poca.
Vergogna, tanta.
La video-intervista che ho realizzato con i ragazzi del Meetup di Brescia è stata pubblicata da Beppe sul suo Blog, con tanto di lettera aperta (Latte crudo, informazione bollita). In tempi così oscuri, spero che nel guardarla gli allevatori si siano sentiti un po' più sollevati, sereni.
Dedico i migliori auguri a questa gente.
Spero di poter vivere abbastanza per vederli un giorno riemergere e vincere la loro battaglia.
La nostra battaglia.
Ps
Vi riporto il nuovo comunicato del Consorzio Tutela Latte Crudo, pubblicato pochi giorni fa. Con preghiera di diffondere, il più possibile: Latte crudo - Obbedisco, ma non capisco.
Adrian was there
mercoledì 10 dicembre 2008
Latte alla spina e disinformazione
Dopo gli incentivi alle energie rinnovabili, adesso ci vogliono togliere anche il latte crudo.
Il latte alla spina, quello da rivendita in distributore self service, dove si riempie la stessa bottiglia più e più volte, per intenderci. Lo stesso per il quale, dal 6 all'8 dicembre, Telethon ha fatto partire una corsa di solidarietà in collaborazione con il Consorzio Tutela Latte Crudo e la Regione Lombardia: ogni due litri di latte venduti, il terzo è donato alla ricerca sulle malattie genetiche.
Nonostante questa importante iniziativa, la situazione è abbastanza grave: in una parola, disinformazione. In questi giorni, su reti televisive e testate giornalistiche nazionali, alcuni articoli e servizi stanno procurando forte discredito verso questo alimento, danneggiando gli stessi allevatori e produttori.
Frasi del tipo "Latte alla spina, allarme batteri" o "Latte crudo - E' necessario bollirlo", o ancora "Il Ministero ipotizza uno stop delle vendite", si sprecano.
9 casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, presi a pretesto per diffondere l'idea della diretta implicazione del consumo di latte crudo non pastorizzato, sono stati più che sufficienti a far partire il perverso tam tam mediatico utile a generare clamore, insicurezza e disaffezione: le condizioni ideali affinché vi sia un intervento legislativo all'insegna delle più ingiuste restrizioni.
Con il Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" ho raccolto alcune dichiarazioni del Dr. Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l'Agricoltura. La sua esperienza ci dimostra come in realtà questi clamorosi casi siano falsi, poiché nulla è mai stato dimostrato (nel 2008, le analisi disposte dall'Autorità Sanitaria hanno riscontrato la totale assenza dell'Escherichia Coli O 157 in tutti i 1423 campioni analizzati), ed anzi i produttori coinvolti proseguono a vendere regolarmente il loro latte, magari dopo aver denunciato a suo tempo alcuni funzionari ASL che li costringevano a tenere chiusi i distributori.
Ci siamo chiesti il perché di una tale insistente campagna denigratoria, e la risposta non si è fatta attendere.
Il fenomeno del latte crudo alla spina parte proprio dalla nostra città, Brescia, ed è arrivato ad oggi ad estendersi fino a 1000 distributori sul territorio nazionale (405 solo in Lombardia), ciascuno dei quali vende circa 100 litri di latte al giorno, per 365 giorni all'anno. Un litro di latte alla spina costa mediamente 1 euro, ovvero 50 centesimi in meno del latte pastorizzato fresco da supermercato (fonte: http://www.clal.it/). Tirando le somme, si tratta di 18 milioni di euro che in un anno scompaiono dalle tasche delle grandi distribuzioni e multinazionali lattaie, a beneficio di noi cittadini che paghiamo meno e beviamo tutta salute, riscoprendo il rapporto diretto con l'agricoltura. In allegato riporto un testo documentato redatto dallo stesso Dr. Cavalli.
La tempistica quasi svizzera con la quale si sono manifestati i ripetuti allarmi sui casi di affezione da Escherichia Coli O 157, induce a pensare che l'iniziativa che vede protagonisti agricoltori e Telethon abbia forse dato "troppo" risalto al consumo di latte alla spina, una pratica a nostro avviso salutare ed economica. Due concetti, questi, che in un mondo devastato da un consumismo sempre più isterico e frenetico, devono essere messi in condizione di non nuocere.
Per quanto ci riguarda, continueremo ad acquistare il latte crudo alla spina, e a rifornirci presso i distributori in città. Inoltre, in sua difesa firmeremo la petizione al Ministro delle Politiche Agricole Zaia e al sottosegretario Martini, promossa dal Consorzio Tutela Latte Crudo per dire "no" alla chiusura preventiva dei distributori di latte crudo.
Confidiamo di vedere anche le vostre firme accanto alle nostre.
E speriamo Beppe Grillo ci perdonerà, se per questa volta rinunciamo ad adottare la sua formula "le fragole sono mature".
Oggi preferiamo questa: "la mucca è stata munta".
Loro non molleranno mai, noi neppure.
Una piccola rassegna stampa che pare ridare lustro al latte crudo alla spina:
- La Voce di Mantova - "Latte crudo: per il 2009 costerà un euro al litro";
- Il Mattino di Padova - "Il Latte crudo fa male? Sì, alla concorrenza";
- Cooperativa Il Salvagente - "La scheda: latte crudo e latte pastorizzato, cosa cambia";
- Il Giornale di Brescia - "Latte, attacco ingiustificato".
Ps
Mentre scrivo mi giunge la più indecente fra le notizie che era lecito attendersi da questa vergognosa campagna denigratoria.
Latte crudo: Martini firma ordinanza per indicazione "Obbligo di bollitura"
Fonte: ASCA.
Come posso avere fiducia nel mio futuro, in questo Paese?
Adrian was there
giovedì 6 novembre 2008
Yes, we can
Sarà perchè viviamo nell'era della tecnologia, di internet, della rete, che ci fa sentire tutti più vicini, ci consente di condividere speranze, orrori e battaglie, l'uno al fianco dell'altro.
Sarà perchè il dramma che sta attraversando un Paese di oltre duecento milioni di persone - nella guerra insana e scellerata, nella sanità che sceglie di ammazzare i suoi cittadini anzichè salvarli, nei crack finanziari che lasciano sulla strada migliaia di famiglie - lo sentiamo anche un po' nostro.
Sarà perchè espressioni come "ritiro dall'Iraq", "sanità pubblica", "energie rinnovabili" possono fare molto male a chi crede di poter gestire il proprio Paese come un'azienda di famiglia, rivolgendosi esclusivamente ai propri creditori.
Sarà perchè gran parte del mondo ha riposto la propria fiducia e speranza in chi professa l'ora giunta del cambiamento, il momento in cui bisogna fermarsi dal cadere ed iniziare a rialzarsi.
Sarà perchè non si sa dove sia scritto che alla Casa Bianca possono arrivare solo i bianchi.
Oggi un nero ce l'ha fatta.
L'America ha scelto, e senza possibilità di replica. Ma il potere che oggi detiene Barack Obama è in realtà ben più grande dei soli sentimenti dei suoi concittadini. E' la volontà di cambiamento non solo della sua America, ma di altre centinaia di milioni di persone che da fuori hanno sperato, tifato, urlato "svegliatevi!" ad un popolo che sembra dormire un sonno profondo. Come il nostro. Come l'Italia, in cui il motto ricorrente degli ultimi giorni è diventato "Se non ve lo prendete voi, datelo a noi".
Oggi sembra essere un giorno diverso. Oggi ci sembra di essere tutti uguali, nessuno conta più dell'altro, le voci di ognuno hanno la forza di essere ascoltate senza prevaricazioni. E' una strana sensazione, quasi di leggerezza, inebriante. Sembra di vivere in un sogno. A dream.
Ma quel sogno, quel meraviglioso sogno che tanto stava a cuore ad un altro americano di colore che faceva "Re" di cognome, è ancora lontano. Il cammino è appena iniziato, ora staremo a vedere dove porterà.
Non mi aspetto alcuna rivoluzione. Ma almeno provaci, fratello.
Yes, we can.
La sua lunga corsa ci fa spiccare il volo
Repubblica - 04 novembre 2008 - Pg. 4, sezione: Politica estera
"Rosa Parks si sedette (sull'autobus) così che Martin Luther King potesse camminare. E Martin Luther King ha marciato così che Barack Obama potesse correre. Barack Obama adesso corre affinché noi tutti possiamo spiccare il volo. E' questo quello che penso, è questo quello che posso dire quando ormai manca poco al grande giorno. Non vedo l'ora che sia il 5 novembre, domani quando si saprà tutto, per potergli dire: "Ciao, Fratello Presidente!". Non posso dirvi per chi votare, ma posso dirvi: votate."
Jay-Z, rapper americano
Date un'occhiata a:
- il suo programma elettorale;
- il video musicale "Yes, we can" (anche con sottotitoli in italiano);
- Wassup 2008.
Enjoy.
Adrian was there
giovedì 9 ottobre 2008
Ritorno al Vajont
Dopo lungo, lungo tempo, torno finalmente a scrivere.
Sabato 4 ottobre sono tornato a Longarone. I compagni di viaggio erano radicalmente cambiati. Questa volta ho avuto il piacere di condividere l'esperienza con Giampietro, altro fiero componente del Meetup di Brescia, alla prima esperienza con il Vajont.
Per me è stata la seconda visita, a distanza di quasi un anno dalla prima. E le emozioni si sono moltiplicate a dismisura.
Ogni anno, nel fine settimana che precede l’anniversario della strage, alcuni superstiti e parenti delle vittime organizzano una veglia nei pressi della diga, per celebrare il ricordo dei cari estinti.
Quest’anno, nel quale ricorre il 45° anniversario della strage, ho avuto l’onore di partecipare. Lo considero un onore, sì. Perché trascorrere anche pochi istanti, in silenzio, al fianco di anime di tale straordinaria umanità, sensibilità e rispetto, è per me un tesoro di inestimabile valore. Ogni sguardo è una lezione di vita, ogni gesto un cenno da emulare e condividere, ogni parola è saggezza da conservare.
Eravamo in oltre quaranta persone, lassù. Bambini, madri, padri, ragazzi, nonni, coppie. Tra queste anime Lucia Vastano, giornalista dal carattere forte e tenace, autrice del libro inchiesta "Vajont, l’onda lunga", e Mario Pozzobon, superstite che ci fece da guida la volta precedente e che nella strage ha perduto il senso di un’esistenza. Un’intera famiglia spazzata via. La notizia che lo raggiunge quando è fuori da Longarone, la corsa a casa. Che non c’è più. E nessun sostegno al quale appigliarsi. La solitudine che ti lascia per terra, inerme, incapace di rialzarti. Come lui tanti, tantissimi altri.
Siamo rimasti lì per ore, davanti ad un fuoco scoppiettante, ininterrotto. Giacche a vento, sciarpe, guanti, tutto per resistere ad un freddo che penetrava fin nelle ossa. La diga, la storia, noi. Niente avrebbe potuto allontanarci da quel momento di intensa condivisione.
Abbiamo ascoltato impietriti le agghiaccianti storie e le ingiustizie che i superstiti hanno dovuto subire in tutti questi anni, come se la disgrazia, la perdita dei propri cari, il dolore della solitudine forzata e l'aver perso la speranza di andare avanti non fosse stato abbastanza.
Lo Stato Italiano fece subito sentire la propria immancabile presenza-assenza, soprattutto nel momento in cui si dovevano tirare le somme per i risarcimenti ai superstiti, ponendosi il vero obiettivo: come sbrigare la pratica pagando il meno possibile.
La pioggia di soldi destinata alla ricostruzione. La corsa alle licenze. Aziende arrivate da luoghi lontani, che nulla avevano a che fare con il Vajont, fecero fuoco e fiamme pur di accaparrarsi i terreni per costruire e ricostruire. Il progresso e lo sviluppo facevano il loro tronfio ingresso sulla scena, fra quelle valli, facendosi fregio di un sacrificio che si contava su quasi duemila anime scomparse.
Tutto, di quanto è accaduto da quella tragica notte ad oggi, ci comunica la volontà di uomini senz'anima di sopprimere il ricordo, imponendo l'obbligo di dimenticare, a beneficio di interessi personali, di perversi accomodamenti.
Abbiamo ascoltato le loro parole in silenzio, con profondo rispetto per il loro immenso dolore.
Sono arrivati a raccogliere 30.000 firme, portandole a piedi direttamente a Roma, al Presidente della Repubblica Napolitano, perchè i responsabili della strage, tra cui lo Stato Italiano e l'ENEL, riservassero loro finalmente le scuse di una vita, pace dei ricordi, mai arrivate in 45 anni. Una raccolta che chiedeva a gran voce l'istituzione di una giornata per la memoria, per commemorare tutti i disastri ambientali causati dall'uomo. Niente da fare. Per questo genere di richieste non c'è spazio nè tempo.
Eravamo tutti lì, a raccontarci attorno al fuoco. Tutti accomunati da un unico sentimento: la speranza di non dover mai vivere un'esperienza del genere. Ma con la voglia di condividere, raccontare e rinverdire un passato che tanto, tanto ancora ha da insegnarci. Esattamente come l'oggi in cui viviamo.
La domenica seguente, centinaia di palloncini colorati sono volati in cielo. Ognuno di essi recava con sé un messaggio, scritto da un bambino e dedicato ad un altro bambino, uno dei 465 morti l'8 ottobre del 1963. I bambini hanno chiesto che non venga mai più causata una disgrazia come quella del Vajont.
Poi è giunto il momento dei saluti. Ciao, Mario. Ciao Lucia. Ciao Carolina. Non vi lasciamo. Il nostro è un arrivederci. Troppi sono i ricordi che vanno preservati, non possiamo abbandonarvi.
Una signora ci si è avvicinata porgendoci le sue scuse.
"Perché ci chiede scusa, signora?"
"Perché vi abbiamo regalato questo mondo. Perdonateci, ragazzi".
La sera, al ritorno a casa, ho pianto.
Il disastro del Vajont rappresenta tutto ciò contro il quale combattiamo ogni giorno. Dagli interessi alle negligenze, all'opportunismo, alla politica subordinata all'economia.
Quella disgrazia è il simbolo di ciò che non saremmo mai dovuti diventare. Eppure lo stiamo diventando, inesorabilmente, o lo siamo già diventati. Non avremmo mai dovuto farlo, la natura ce lo disse allora, ma oggi nulla è cambiato. Non è un caso che non si voglia ricordare un'evento del genere. Il rischio è quello di delegittimare la merda che vediamo attorno a noi, di renderci conto dell'infimo livello che abbiamo raggiunto. Un pericolo per i soliti ignoti, i "pochi nei posti giusti". E' la prova storica che siamo stati portati intenzionalmente a diventare un Paese privo di memoria. Dopo oltre 40 anni non un cenno di cambiamento, anzi, la voragine è sempre più vicina, ci siamo già dentro.
Siamo noi la frana del Vajont. E continuiamo a cadere, a travolgere tutto ciò che incontriamo sul nostro cammino, senza limiti di decenza.
Eppure questo è il mondo che stiamo costruendo per loro. Per i nostri figli.
Dimenticare. Mai. Abbandonare, nemmeno.
Esserci. Sempre. E ci saremo.
Meetup. Enjoy.
Ps
Ho realizzato un video di questa meravigliosa esperienza. Il primo che abbia mai fatto in vita mia. Ci ho impiegato un giorno, ho perfino scoperto cos'è una "dissolvenza in entrata". Spero che il risultato sia soddisfacente. Per mio padre lo è stato, lo ha definito "emozionante, vero". E, in sincerità, tanto mi basta.
Adrian was there
