mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale al latte crudo

Questa mattina sono passato dal distributore di latte crudo alla spina di via Veneto. Erano circa le 11:00. Da un'ora e mezza una signora distribuiva gratuitamente il latte. Un omaggio a tutti i consumatori che li avevano sostenuti, in questi giorni di difficoltà. Con le vendite dimezzate, non deve essere stato facile. L'ordinanza ministeriale con la quale si è imposta l'affissione, su ogni distributore, dell'avviso "obbligo di bollitura", ha sortito i suoi effetti.
Vedevo la gente arrivare, anziani, giovani, coppie. "Continuate così, non mollate", dicevano alcuni. "Siamo con voi, la televisione non bisogna più guardarla, è uno schifo". Da tutti, affetto e stima.
La donna del latte prendeva le bottiglie da una grande busta, le riempiva e le dava a chi ne avanzava richiesta. Io ho rifiutato, non me la sono sentita di toglierle un litro di latte. Non dopo quello che hanno dovuto subire.
Sono rimasto una mezz'ora o poco più, giusto il tempo per scambiare due chiacchere con lei.
Che pena. Ho provato una pena immensa. Di quelle che ti stringono lo stomaco e impiegano del tempo per allentare la presa.
La depressione negli occhi di chi si è visto spezzare le gambe senza il tempo di dire "ah" è palese. Lascia il segno.
Domani è Natale, per loro c'è poco da festeggiare.
Una vicenda del genere è allucinante. Schiacciati come mosche.
Eppure, nel suo desolante realismo descrive perfettamente la meccanica perversa di questo Paese. Non appena ci si permette di scalfire il sistema consolidato, instillando piccole dosi di sana concorrenza e valori perduti, scatta l'informazione più becera e servile, che di fatto offre le migliori condizioni affinchè lo Stato (meglio: chi è stato messo lì a rappresentarci, nello Stato) intervenga per ripristinare gli equilibri del potere.
Questo è il mio Paese, oggi.
Fierezza, poca.
Vergogna, tanta.

La video-intervista che ho realizzato con i ragazzi del Meetup di Brescia è stata pubblicata da Beppe sul suo Blog, con tanto di lettera aperta (Latte crudo, informazione bollita). In tempi così oscuri, spero che nel guardarla gli allevatori si siano sentiti un po' più sollevati, sereni.
Dedico i migliori auguri a questa gente.
Spero di poter vivere abbastanza per vederli un giorno riemergere e vincere la loro battaglia.
La nostra battaglia.

Ps
Vi riporto il nuovo comunicato del Consorzio Tutela Latte Crudo, pubblicato pochi giorni fa. Con preghiera di diffondere, il più possibile: Latte crudo - Obbedisco, ma non capisco.

Adrian was there

mercoledì 10 dicembre 2008

Latte alla spina e disinformazione

Dopo gli incentivi alle energie rinnovabili, adesso ci vogliono togliere anche il latte crudo.
Il latte alla spina, quello da rivendita in distributore self service, dove si riempie la stessa bottiglia più e più volte, per intenderci. Lo stesso per il quale, dal 6 all'8 dicembre, Telethon ha fatto partire una corsa di solidarietà in collaborazione con il Consorzio Tutela Latte Crudo e la Regione Lombardia: ogni due litri di latte venduti, il terzo è donato alla ricerca sulle malattie genetiche.
Nonostante questa importante iniziativa, la situazione è abbastanza grave: in una parola, disinformazione. In questi giorni, su reti televisive e testate giornalistiche nazionali, alcuni articoli e servizi stanno procurando forte discredito verso questo alimento, danneggiando gli stessi allevatori e produttori.
Frasi del tipo "Latte alla spina, allarme batteri" o "Latte crudo - E' necessario bollirlo", o ancora "Il Ministero ipotizza uno stop delle vendite", si sprecano.
9 casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, presi a pretesto per diffondere l'idea della diretta implicazione del consumo di latte crudo non pastorizzato, sono stati più che sufficienti a far partire il perverso tam tam mediatico utile a generare clamore, insicurezza e disaffezione: le condizioni ideali affinché vi sia un intervento legislativo all'insegna delle più ingiuste restrizioni.
Con il Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" ho raccolto alcune dichiarazioni del Dr. Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l'Agricoltura. La sua esperienza ci dimostra come in realtà questi clamorosi casi siano falsi, poiché nulla è mai stato dimostrato (nel 2008, le analisi disposte dall'Autorità Sanitaria hanno riscontrato la totale assenza dell'Escherichia Coli O 157 in tutti i 1423 campioni analizzati), ed anzi i produttori coinvolti proseguono a vendere regolarmente il loro latte, magari dopo aver denunciato a suo tempo alcuni funzionari ASL che li costringevano a tenere chiusi i distributori.
Ci siamo chiesti il perché di una tale insistente campagna denigratoria, e la risposta non si è fatta attendere.
Il fenomeno del latte crudo alla spina parte proprio dalla nostra città, Brescia, ed è arrivato ad oggi ad estendersi fino a 1000 distributori sul territorio nazionale (405 solo in Lombardia), ciascuno dei quali vende circa 100 litri di latte al giorno, per 365 giorni all'anno. Un litro di latte alla spina costa mediamente 1 euro, ovvero 50 centesimi in meno del latte pastorizzato fresco da supermercato (fonte: http://www.clal.it/). Tirando le somme, si tratta di 18 milioni di euro che in un anno scompaiono dalle tasche delle grandi distribuzioni e multinazionali lattaie, a beneficio di noi cittadini che paghiamo meno e beviamo tutta salute, riscoprendo il rapporto diretto con l'agricoltura. In allegato riporto un testo documentato redatto dallo stesso Dr. Cavalli.
La tempistica quasi svizzera con la quale si sono manifestati i ripetuti allarmi sui casi di affezione da Escherichia Coli O 157, induce a pensare che l'iniziativa che vede protagonisti agricoltori e Telethon abbia forse dato "troppo" risalto al consumo di latte alla spina, una pratica a nostro avviso salutare ed economica. Due concetti, questi, che in un mondo devastato da un consumismo sempre più isterico e frenetico, devono essere messi in condizione di non nuocere.
Per quanto ci riguarda, continueremo ad acquistare il latte crudo alla spina, e a rifornirci presso i distributori in città. Inoltre, in sua difesa firmeremo la petizione al Ministro delle Politiche Agricole Zaia e al sottosegretario Martini, promossa dal Consorzio Tutela Latte Crudo per dire "no" alla chiusura preventiva dei distributori di latte crudo.
Confidiamo di vedere anche le vostre firme accanto alle nostre.
E speriamo Beppe Grillo ci perdonerà, se per questa volta rinunciamo ad adottare la sua formula "le fragole sono mature".
Oggi preferiamo questa: "la mucca è stata munta".
Loro non molleranno mai, noi neppure.

Una piccola rassegna stampa che pare ridare lustro al latte crudo alla spina:
- La Voce di Mantova - "Latte crudo: per il 2009 costerà un euro al litro";
- Il Mattino di Padova - "Il Latte crudo fa male? Sì, alla concorrenza";
- Cooperativa Il Salvagente - "La scheda: latte crudo e latte pastorizzato, cosa cambia";
- Il Giornale di Brescia - "Latte, attacco ingiustificato".

Ps
Mentre scrivo mi giunge la più indecente fra le notizie che era lecito attendersi da questa vergognosa campagna denigratoria.
Latte crudo: Martini firma ordinanza per indicazione "Obbligo di bollitura"
Fonte: ASCA.

Come posso avere fiducia nel mio futuro, in questo Paese?

Adrian was there

giovedì 6 novembre 2008

Yes, we can


Sarà perchè viviamo nell'era della tecnologia, di internet, della rete, che ci fa sentire tutti più vicini, ci consente di condividere speranze, orrori e battaglie, l'uno al fianco dell'altro.
Sarà perchè il dramma che sta attraversando un Paese di oltre duecento milioni di persone - nella guerra insana e scellerata, nella sanità che sceglie di ammazzare i suoi cittadini anzichè salvarli, nei crack finanziari che lasciano sulla strada migliaia di famiglie - lo sentiamo anche un po' nostro.
Sarà perchè espressioni come "ritiro dall'Iraq", "sanità pubblica", "energie rinnovabili" possono fare molto male a chi crede di poter gestire il proprio Paese come un'azienda di famiglia, rivolgendosi esclusivamente ai propri creditori.
Sarà perchè gran parte del mondo ha riposto la propria fiducia e speranza in chi professa l'ora giunta del cambiamento, il momento in cui bisogna fermarsi dal cadere ed iniziare a rialzarsi.
Sarà perchè non si sa dove sia scritto che alla Casa Bianca possono arrivare solo i bianchi.
Oggi un nero ce l'ha fatta.
L'America ha scelto, e senza possibilità di replica. Ma il potere che oggi detiene Barack Obama è in realtà ben più grande dei soli sentimenti dei suoi concittadini. E' la volontà di cambiamento non solo della sua America, ma di altre centinaia di milioni di persone che da fuori hanno sperato, tifato, urlato "svegliatevi!" ad un popolo che sembra dormire un sonno profondo. Come il nostro. Come l'Italia, in cui il motto ricorrente degli ultimi giorni è diventato "Se non ve lo prendete voi, datelo a noi".
Oggi sembra essere un giorno diverso. Oggi ci sembra di essere tutti uguali, nessuno conta più dell'altro, le voci di ognuno hanno la forza di essere ascoltate senza prevaricazioni. E' una strana sensazione, quasi di leggerezza, inebriante. Sembra di vivere in un sogno. A dream.
Ma quel sogno, quel meraviglioso sogno che tanto stava a cuore ad un altro americano di colore che faceva "Re" di cognome, è ancora lontano. Il cammino è appena iniziato, ora staremo a vedere dove porterà.
Non mi aspetto alcuna rivoluzione. Ma almeno provaci, fratello.
Yes, we can.

La sua lunga corsa ci fa spiccare il volo
Repubblica - 04 novembre 2008 - Pg. 4, sezione: Politica estera
"Rosa Parks si sedette (sull'autobus) così che Martin Luther King potesse camminare. E Martin Luther King ha marciato così che Barack Obama potesse correre. Barack Obama adesso corre affinché noi tutti possiamo spiccare il volo. E' questo quello che penso, è questo quello che posso dire quando ormai manca poco al grande giorno. Non vedo l'ora che sia il 5 novembre, domani quando si saprà tutto, per potergli dire: "Ciao, Fratello Presidente!". Non posso dirvi per chi votare, ma posso dirvi: votate."
Jay-Z, rapper americano

Date un'occhiata a:
- il suo programma elettorale;
- il video musicale "Yes, we can" (anche con sottotitoli in italiano);
- Wassup 2008.

Enjoy.

Adrian was there

giovedì 9 ottobre 2008

Ritorno al Vajont


Dopo lungo, lungo tempo, torno finalmente a scrivere.

Sabato 4 ottobre sono tornato a Longarone. I compagni di viaggio erano radicalmente cambiati. Questa volta ho avuto il piacere di condividere l'esperienza con Giampietro, altro fiero componente del Meetup di Brescia, alla prima esperienza con il Vajont.
Per me è stata la seconda visita, a distanza di quasi un anno dalla prima. E le emozioni si sono moltiplicate a dismisura.

Ogni anno, nel fine settimana che precede l’anniversario della strage, alcuni superstiti e parenti delle vittime organizzano una veglia nei pressi della diga, per celebrare il ricordo dei cari estinti.
Quest’anno, nel quale ricorre il 45° anniversario della strage, ho avuto l’onore di partecipare. Lo considero un onore, sì. Perché trascorrere anche pochi istanti, in silenzio, al fianco di anime di tale straordinaria umanità, sensibilità e rispetto, è per me un tesoro di inestimabile valore. Ogni sguardo è una lezione di vita, ogni gesto un cenno da emulare e condividere, ogni parola è saggezza da conservare.

Eravamo in oltre quaranta persone, lassù. Bambini, madri, padri, ragazzi, nonni, coppie. Tra queste anime Lucia Vastano, giornalista dal carattere forte e tenace, autrice del libro inchiesta "Vajont, l’onda lunga", e Mario Pozzobon, superstite che ci fece da guida la volta precedente e che nella strage ha perduto il senso di un’esistenza. Un’intera famiglia spazzata via. La notizia che lo raggiunge quando è fuori da Longarone, la corsa a casa. Che non c’è più. E nessun sostegno al quale appigliarsi. La solitudine che ti lascia per terra, inerme, incapace di rialzarti. Come lui tanti, tantissimi altri.
Siamo rimasti lì per ore, davanti ad un fuoco scoppiettante, ininterrotto. Giacche a vento, sciarpe, guanti, tutto per resistere ad un freddo che penetrava fin nelle ossa. La diga, la storia, noi. Niente avrebbe potuto allontanarci da quel momento di intensa condivisione.

Abbiamo ascoltato impietriti le agghiaccianti storie e le ingiustizie che i superstiti hanno dovuto subire in tutti questi anni, come se la disgrazia, la perdita dei propri cari, il dolore della solitudine forzata e l'aver perso la speranza di andare avanti non fosse stato abbastanza.
Lo Stato Italiano fece subito sentire la propria immancabile presenza-assenza, soprattutto nel momento in cui si dovevano tirare le somme per i risarcimenti ai superstiti, ponendosi il vero obiettivo: come sbrigare la pratica pagando il meno possibile.
La pioggia di soldi destinata alla ricostruzione. La corsa alle licenze. Aziende arrivate da luoghi lontani, che nulla avevano a che fare con il Vajont, fecero fuoco e fiamme pur di accaparrarsi i terreni per costruire e ricostruire. Il progresso e lo sviluppo facevano il loro tronfio ingresso sulla scena, fra quelle valli, facendosi fregio di un sacrificio che si contava su quasi duemila anime scomparse.
Tutto, di quanto è accaduto da quella tragica notte ad oggi, ci comunica la volontà di uomini senz'anima di sopprimere il ricordo, imponendo l'obbligo di dimenticare, a beneficio di interessi personali, di perversi accomodamenti.

Abbiamo ascoltato le loro parole in silenzio, con profondo rispetto per il loro immenso dolore.
Sono arrivati a raccogliere 30.000 firme, portandole a piedi direttamente a Roma, al Presidente della Repubblica Napolitano, perchè i responsabili della strage, tra cui lo Stato Italiano e l'ENEL, riservassero loro finalmente le scuse di una vita, pace dei ricordi, mai arrivate in 45 anni. Una raccolta che chiedeva a gran voce l'istituzione di una giornata per la memoria, per commemorare tutti i disastri ambientali causati dall'uomo. Niente da fare. Per questo genere di richieste non c'è spazio nè tempo.

Eravamo tutti lì, a raccontarci attorno al fuoco. Tutti accomunati da un unico sentimento: la speranza di non dover mai vivere un'esperienza del genere. Ma con la voglia di condividere, raccontare e rinverdire un passato che tanto, tanto ancora ha da insegnarci. Esattamente come l'oggi in cui viviamo.

La domenica seguente, centinaia di palloncini colorati sono volati in cielo. Ognuno di essi recava con sé un messaggio, scritto da un bambino e dedicato ad un altro bambino, uno dei 465 morti l'8 ottobre del 1963. I bambini hanno chiesto che non venga mai più causata una disgrazia come quella del Vajont.

Poi è giunto il momento dei saluti. Ciao, Mario. Ciao Lucia. Ciao Carolina. Non vi lasciamo. Il nostro è un arrivederci. Troppi sono i ricordi che vanno preservati, non possiamo abbandonarvi.
Una signora ci si è avvicinata porgendoci le sue scuse.
"Perché ci chiede scusa, signora?"
"Perché vi abbiamo regalato questo mondo. Perdonateci, ragazzi".
La sera, al ritorno a casa, ho pianto.

Il disastro del Vajont rappresenta tutto ciò contro il quale combattiamo ogni giorno. Dagli interessi alle negligenze, all'opportunismo, alla politica subordinata all'economia.
Quella disgrazia è il simbolo di ciò che non saremmo mai dovuti diventare. Eppure lo stiamo diventando, inesorabilmente, o lo siamo già diventati. Non avremmo mai dovuto farlo, la natura ce lo disse allora, ma oggi nulla è cambiato. Non è un caso che non si voglia ricordare un'evento del genere. Il rischio è quello di delegittimare la merda che vediamo attorno a noi, di renderci conto dell'infimo livello che abbiamo raggiunto. Un pericolo per i soliti ignoti, i "pochi nei posti giusti". E' la prova storica che siamo stati portati intenzionalmente a diventare un Paese privo di memoria. Dopo oltre 40 anni non un cenno di cambiamento, anzi, la voragine è sempre più vicina, ci siamo già dentro.

Siamo noi la frana del Vajont. E continuiamo a cadere, a travolgere tutto ciò che incontriamo sul nostro cammino, senza limiti di decenza.
Eppure questo è il mondo che stiamo costruendo per loro. Per i nostri figli.

Dimenticare. Mai. Abbandonare, nemmeno.
Esserci. Sempre. E ci saremo.

Meetup. Enjoy.



Ps
Ho realizzato un video di questa meravigliosa esperienza. Il primo che abbia mai fatto in vita mia. Ci ho impiegato un giorno, ho perfino scoperto cos'è una "dissolvenza in entrata". Spero che il risultato sia soddisfacente. Per mio padre lo è stato, lo ha definito "emozionante, vero". E, in sincerità, tanto mi basta.

Adrian was there

domenica 27 gennaio 2008

Rifiuti Zero: un futuro possibile

Sono quasi due anni che contribuisco alla costruzione del percorso Meetup. Il termine è voluto, ritengo renda perfettamente l'idea di un percorso formativo ed esistenziale, che mi porterà (e con me tutti i miei compagni d'avventura) a compiere alcune tra le scelte più importanti della mia vita. La prima, quella di non nascondere la testa sotto la sabbia, l'ho già oltrepassata. Adesso bisogna proseguire il cammino.
Da due anni a questa parte ho sempre cercato di dare il meglio, nella buona e nella cattiva sorte, nelle frenesìe, nelle incomprensioni e nei confronti diretti, ai quali non ho mai osato sottrarmi.
Ci sarebbe da chiedersi cosa spinge un individuo ad esserci e a crederci così intensamente.
Non credo si tratti soltanto della necessità di informarsi, di sapere e conoscere, di scavare a fondo, senza fermarsi alla prima "verità". La cosa più importante, che ho imparato a comprendere con il trascorrere del tempo, è ciò che viene dopo. Sono le persone che questo percorso ti permette di incontrare. Un numero in continua crescita di anime senza età, con la forza di guardare sempre avanti e dalle idee in grado di cambiare il mondo in un istante. Persone che ti danno la sicurezza di non essere solo. Paul Connett è una di queste.

Docente di Chimica Ambientale presso la St. Lawrence University di New York, è ad oggi uno dei più importanti esperti in materia di gestione dei rifiuti a livello mondiale, nonchè massimo teorico della strategia Rifiuti Zero. Spesso in Italia, Paese che ama visceralmente, compie viaggi nella penisola invitato in ogni parte della nazione per diffondere questa nuova coinvolgente filosofia. Ieri, nella sua tappa bresciana, è stato ospite del nostro Meetup. Una circostanza che mi rende straordinariamente fiero ed orgoglioso. Un'organizzazione impeccabile, dalla visita pomeridiana all'inceneritore fino alla conferenza serale e alla conclusione in vineria. Il 2008 mi regala un primo ricordo da conservare.

Paul Connett è una di quelle persone che quando hai modo di conoscerle ti rimangono dentro. E' come se una parte di loro entrasse dentro di te, per mantenere forte il legame che si è creato in così breve tempo, in attesa di assaporare il piacere di incontrarsi ancora, momento che in cuor tuo speri arrivi il prima possibile, perchè hai scoperto di avere un dannato bisogno di quei sorrisi, di quelle risate in compagnia, di quei contenuti e concetti così alti, espressi con semplicità e chiarezza sconvolgenti. Una forza che ti investe come un fiume in piena, ti contagia con la sua schiettezza, quasi infantile, e la voglia estrema di coltivare rapporti umani fino a quando il tempo lo consentirà.
Ti regalano qualcosa, queste persone, qualcosa di importante. Una virtù insperata, il coraggio di compiere scelte che prima non avresti immaginato di avere.

Doctor Paul ha tenuto ieri sera una lezione di vita, non una semplice conferenza. L'argomento affrontato, "Rifiuti Zero", va così interpretato. E' voglia di vivere, e di tornare a vivere in un mondo che sembra non appartenerci.
Una sala stracolma (tra le 250 e le 300 persone) è rimasta per oltre un'ora e mezza ad ascoltarlo parlare. In piedi o seduti, coinvolti dal quell'istrionico personaggio, abbiamo assistito alla meravigliosa esecuzione di una sinfonia dedicata alla nostra memoria e al nostro futuro.
Rifiuti Zero è la soluzione, l'unica in grado di ricondurre dignità e benessere.
Cittadini, aziende ed amministratori pubblici: tre responsabilità che devono camminare fianco a fianco, insieme, per risolvere a monte il problema dello smaltimento dei rifiuti. Riduzione, la parola d'ordine.
Raccolte differenziate porta a porta con tariffe puntuali, riciclaggio e compostaggio; uso, riuso, scambio e regalo degli oggetti; prodotti senza imballaggio, "alla spina" e biodegradabili, o ideati in modo da poter essere recuperati in ogni minima parte; non demolizioni, ma decostruzioni; incentivi e coinvolgimento delle responsabilità chiamate ad intervenire.
Il mondo in cui viviamo ci chiede di tornare a vivere, non di farsi incenerire.
Questa è Rifiuti Zero.

Grazie al Prof. Connet. Grazie per il solo fatto di esistere, grazie se oggi sappiamo che ciò che sosteniamo non sono sogni, ma fatti concreti, reali, per i quali credere non è solo un'eventualità, ma un dovere.
Con quel gusto rabbioso e un po' nevrotico di urlare al cielo nella nostra stanza: "cazzo, ci sono anche io in questo mondo. E posso fare qualcosa".
Grazie a Giulia, fiera componente del Gruppo Ambiente/Immondezzai.
Grazie a Chicco, interprete piacevole da ascoltare, la cui saltuaria presenza mi ha concesso di rispolverare un inglese mai sopito. E grazie agli altri meravigliosi ragazzi del Meetup che hanno contribuito a rendere possibile questo fantastico evento, anche solo con la loro presenza.
Grazie a tutti coloro che c'erano, e che ci saranno in futuro. Perchè questo è ciò che conta. Esserci.

Esserci tutti, sempre coinvolti, magari anche un po' estasiati, senza vergogna di dirlo. Come il sottoscritto, due minuti dopo il primo contatto con Paul Connet, avvenuto poco prima di accompagnarlo, con una squadra di indomiti grilli bresciani, nel ventre di un inferno in grado di fagocitare quasi un milione di tonnellate di materia all'anno, dicendole addìo per sempre. Per molti un modello da seguire. Per Paul Connet - e per me - un episodio da dimenticare, magari cantando una canzone, in maniera spensierata, così come si scaccia il peggiore degli incubi.

Adrian was there

martedì 1 gennaio 2008

Primo gennaio

Il primo gennaio è sempre il primo gennaio. Anche perchè è difficile che riesca ad essere contemporaneamente un altro giorno. Sarebbe stupefacente.
Con il primo gennaio la depressione che puntualmente mi coglie a Natale scivola via come neve al sole. Se ne va, lasciandomi libero. Per un giorno. E forse anche per altri, non mi è dato saperlo.
Quello che so è che in questo giorno mi sento bene. Sempre. Mai trascorso un primo gennaio nella tristezza. Respiro senza affanni, mando affanculo senza pensieri, me ne fotto del mondo e lui se ne fotte di me. Fra noi due, per qualche istante, è tregua.

Il primo gennaio è la più esclusiva fra le prime volte. Più del primo amore, del primo orgasmo, del primo concerto, del primo tocco di palla in una partita di calcio fra amici. Si ripete sempre.
E' come rinascere, risorgere a nuova luce. E' alzare la testa dall'acqua e trarre un profondo respiro dopo un'interminabile periodo di apnea. E' rincorrere un tornado di emozioni che vorresti vivere in ogni momento, nell'anno appena iniziato.
Il primo gennaio non tradisce. Mai. C'è sempre e sempre ci sarà, per tutti. E a tutti verrà data un'occasione - dovesse durare anche un solo istante - per dimenticare, o per conservare i ricordi più intensi. E da lì ricominciare, costruire, sognare, fra nuove speranze e caparbie illusioni.

In questo primo gennaio riscopro due ricordi, due immagini dell'anno appena trascorso, che porterò con me per lungo tempo e sui quali ho intenzione di costruire qualcosa. Qualcosa di importante.
Il primo ricordo è la luce del sole. Quella che sabato 8 settembre rasentava le migliaia di teste dei cittadini bresciani accorsi in piazza per partecipare al V-Day promosso da Beppe. Quel giorno ho visto esplodere tutta la mia esasperazione, rabbia, solidarietà, fiducia, tenacia, voglia di cambiare le cose. Un fiume in piena, devastante, mi ha colto senza darmi il tempo di reagire. Un urlo a squarciagola diretto al cielo, senza fermate intermedie. Quel giorno ho urlato al mondo che esistevo anch'io. E che posso fare qualcosa. E' un'immagine che conserverò per ciò che mi attende, per quello che la vità mi riserverà. Per il mio futuro. Per come voglio che sia. Oggi mi sento più forte, e voglio che il mio futuro lo sappia.
La seconda istantenea è la diga del Vajont, di notte. Sono circa le dieci di sera, in quel lontano 9 ottobre 1963, quando l'acqua tracima dal bacino della valle per schiantarsi su Longarone, portandosi via migliaia di esseri umani. Con gli altri compagni del viaggio che ho compiuto a fine ottobre ho cercato di immaginare il fragore dell'onda contro la montagna, e il tonfo della terra, e degli alberi, e delle rocce che cadevano. E il vento, le gocce finissime, che anticipavano l'immane massa d'acqua che di lì a poco avrebbe compiuto l'ecatombe. Un massacro stupido, inutile, in nome del profitto, dell'interesse, di ghigni perversi, senza vita. Di troie dell'anima. Ma è un passato che non vuol morire, ed è vivo ancora oggi, lo sento più che mai. Le disgrazie di un tempo così vicino non ci hanno insegnato nulla. la frana del Vajont siamo noi, tutt'oggi, e continuiamo a cadere. Ho deciso di imprimere questa esperienza dentro di me. Per non dimenticare.

E' il primo gennaio. E nel cuore ho sempre lei, uno dei pochi ricordi che non se ne andrà mai, finchè avrò vita. Quel bacio che le diedi in un'aria di pioggia in arrivo, in piena notte, alla fine di un'estate trascorsa a rincorrerla. Chissà se avrò mai il coraggio di raggiungerla di nuovo.
Chissà cosa mi riserverà il nuovo anno.
Oggi è il primo gennaio.

Adrian is there.